Simona e Mario, educatori del Gruppo Hip Hop, gestito dalla Cooperativa Sociale C.S.A.P.S.A., operano a Casteldebole da oltre un decennio e rappresentano certamente un’importante “memoria storica” dei numerosi cambiamenti socio-territoriali che hanno attraversato quest'area, soprattutto dal punto di vista della realtà giovanile.
Composto da una quindicina di ragazzi di età compresa tra i 13 e i 18 anni, il Gruppo Hip Hop si riunisce tre pomeriggi alla settimana in un Centro Giovanile in via De Nicola - poco lontano dai rinomati grattacieli - dove vengono organizzate diverse attività ricreative e aggregative. Gli educatori, oltre a lavorare sulla relazione e la prevenzione, offrono anche un servizio di supporto all’inserimento lavorativo, orientando i ragazzi alla scelta dopo la terza media, aiutandoli a mandare curriculum e accompagnandoli nei percorsi di avvicinamento al lavoro.
Ma, in un territorio non certo ricco di attrattive giovanili come Castedebole, il centro giovanile rappresenta innanzitutto un punto di riferimento, un posto in cui ritrovarsi anche solo per stare insieme e fare due chiacchiere. “La necessità principale di questi ragazzi è quella di uscire da questo senso di ‘oppressione da periferia’ che qui si respira. – spiega l’educatore Mario – I luoghi di ritrovo nel territorio sono davvero pochi, ed i giovani finiscono per trovarsi davanti alla baracchina dei gelati, alle poste o ai grattacieli; stanno lì per ore e non fanno nulla”.
Al problema della mancanza di attrattive si aggiunge un forte isolamento territoriale: Casteldebole, pur facendo parte del Quartiere Borgo Panigale, ne è separato dall'ampio e difficilmente attraversabile viale Togliatti (il cosiddetto “stradone”), che, tracciando un vero e proprio confine, fa di questo territorio una sorta di quartiere nel quartiere. Il collegamento con il centro della città è invece garantito dall’autobus 19, una linea comoda e piuttosto frequente, che termina tuttavia intorno alla mezzanotte e che quindi non consente ai ragazzi di recarsi di sera nei locali centrali o in discoteca. “Molti di questi giovani hanno qualche difficoltà economica. – prosegue Mario – Il problema è che, quando i soldi sono pochi, non ci si può permettere di far niente e qui a Casteldebole non c’è quasi nulla. Il venerdì e il sabato spesso si organizzano e vanno in discoteca; noi, per aiutarli, abbiamo anche messo a disposizione una linea telefonica che permette loro di organizzarsi con macchine e passaggi e che, nello stesso tempo, consente a noi di monitorarli e di dargli consigli, ad esempio sui danni che possono provocare l’uso e l’abuso di determinate sostanze. Ma durante la settimana la situazione è veramente pesante, proprio perché qui c’è poco e le realtà esistenti non riescono a coinvolgerli”.
Il potenziale infatti ci sarebbe. Casteldebole ospita un centro polifunzionale, il Bacchelli, ed un ampio centro sportivo, ma entrambi gli spazi non sembrano essere sfruttati dai giovani della zona. “Il Bacchelli e il centro sportivo sono utilizzati quasi esclusivamente dagli esterni. – spiega l’educatrice Simona - I ragazzi che abitano qui non riescono a sfruttarli. Quello che manca è proprio la partecipazione dal basso, la possibilità di renderli partecipi”.
Il centro Bacchelli, infatti, ormai da diversi anni, è stato dato in gestione ad un gruppo di anziani. Al di là dei conflitti che sembrano essersi talvolta creati con alcuni ragazzi - al punto che davanti al centro oggi campeggia il cartello “VIETATO GIOCARE A PALLONE” - il problema del Bacchelli sembra essere proprio la mancanza di attività che possano in qualche modo attrarre gli adolescenti di questo territorio. “Le associazioni che operano al Bacchelli, nella maggior parte dei casi, non propongono attività che possano interessare gli adolescenti. – sostiene Mario – Inoltre, laddove le prevedano, si presentano spesso altri limiti, che ne compromettono le possibilità di partecipazione. Ad esempio, un corso di chitarra potrà certamente piacere ai giovani, ma è chiaro che comporta degli oneri economici. E poi, chi è che va al corso di chitarra?! Chi ha il genitore che lo stimola! Gli altri difficilmente lo frequenteranno. Il fatto è che le proposte giovanili devono venire dai giovani stessi, non possono essere calate dall’alto. ”
Quello che sembra quindi mancare, oltre agli spazi fisici, è una progettualità condivisa, che sappia incanalare le risorse esistenti e creare protagonismo giovanile, costruendo aggregazione a partire proprio da quelli che sono gli interessi dei ragazzi stessi. “Occorre un sistema di progettazione che sappia raccogliere le esigenze dal basso, mettendo in campo delle persone formate che sappiano costruire relazioni di fiducia, ascoltare gli adolescenti, andare incontro ai loro interessi.” – concludono Simona e Mario.
Un obiettivo difficile, ma che sembra essere necessario per affrontare al meglio le sfide che questo territorio, da molti ritenuto “critico”, ci propone, e riqualificare, in modo condiviso e partecipato, il tempo libero dei giovani che lo abitano.