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Il territorio attraverso gli occhi della terza età: visita al centro polifunzionale Bacchelli

A Casteldebole non ci sono molti punti d'incontro, l'unico centro di cui dispone questo territorio è il Bacchelli, attualmente gestito da varie associazioni e frequentato prevalentemente dagli anziani.
La nostra redazione ha deciso di andare a vedere come è organizzato il centro per fare qualche domanda alla popolazione della terza età di Casteldebole e discutere con loro dei problemi di questa zona.

Il Bacchelli si presenta come una struttura moderna costruita in mezzo al verde, facilmente raggiungibile con il bus. All'interno dispone di ampi locali, perlopiù inutilizzati: c'è la sala polivalente, generalmente occupata dagli anziani, la biblioteca, una piccola sala computer e uno spazio a disposizione per ogni associazione che fa parte del centro. Teresa qui è l'unica dipendente del Comune e si occupa della biblioteca e delle postazioni internet. Entrambe le sale sono poco frequentate, sia perché la biblioteca effettiva è a Borgo Panigale e per richiedere un libro bisogna farlo arrivare, sia perché alle postazioni internet non possono accedere i minori. Gli unici a frequentare assiduamente il centro sono gli anziani del luogo, così mi rivolgo direttamente a loro.
Subito mi indicano come portavoce Gianfranco Stanghellini, vicepresidente degli “Amici del Bacchelli”, un’associazione che organizza spettacoli, corsi di lettura e di approfondimento, mostre, giochi e diverse iniziative a tutto campo. In seguito, un po' per curiosità, un po' per dire la loro, si aggiungono alla discussione Arrigo Rossi, del Sindacato Pensionati Italiani CGIL, Zini, presidente dell'associazione di formazione musicale e fotografica “Il valore del tempo”, e alcuni esponenti del gruppo degli anziani che frequentano abitualmente il centro.
“La storia del Bacchelli è molto lunga. - racconta Stanghellini – Il centro ha aperto circa nel 1980. Inizialmente era frequentato da gente diversa e, siccome era un po’ decentrato, di notte fu anche saccheggiato, per cui si dovettero interrompere alcune iniziative. Queste problematiche, purtroppo, sono culminate con l'inserimento di persone poco raccomandabili e, in seguito ad altri atti di vandalismo, il Bacchelli, per un periodo, è stato proprio chiuso. Quando è stato riaperto all’interno sono stati inseriti i sindacati, il “Gruppo S. Bernardo”, che si occupa di assistere le persone anziane che hanno subito scippi o rapine, e, infine, le associazioni.”
Precisamente oggi hanno sede al Bacchelli l'associazione  “Il valore del tempo”, l'associazione teatrale “I commedianti bolognesi” insieme al gruppo “Teatro dei Mignoli” e l'associazione socioculturale “Amici del Bacchelli”. 
Dopo avermi spiegato le attività che si svolgono nel centro Stanghellini racconta delle iniziative che si è tentato di portare avanti in favore dei giovani: “Quest'anno era stato promosso un progetto che si proponeva di mettere a posto una barca. I ragazzi, insieme agli operatori della cooperativa incaricata di seguire l'iniziativa, avrebbero dovuto allestire una baracca per il deposito degli attrezzi, utilizzando il centro Bacchelli per gli apporti logistici; ma c'è stata una riunione dove si è manifestata la paura dei residenti. Così l'iniziativa è stata bloccata e, anche se il Quartiere aveva detto che sarebbe andata avanti comunque, al momento è ancora tutto fermo.”
E come siano sono nati gli scontri e le incomprensioni relativi a questo progetto ce lo spiega il presidente de “Il valore del tempo”:  “Quel progetto è partito male perché, ancora prima di fare la presentazione, sono corse delle voci. Si diceva che lì avrebbero costruito un centro per il recupero dei drogati. A causa di queste voci la gente è venuta qui prevenuta. Non si sapeva nulla, chiedevi gli orari e nessuno sapeva rispondere. Si è sbagliato a monte, se il progetto fosse stato presentato in un'altra maniera sicuramente le cose sarebbero andate diversamente.”
Il rapporto con i giovani del territorio appare quindi difficile: non c'è dialogo, non c'è partecipazione e soprattutto si riscontra una certa diffidenza reciproca. Nel tentativo di comprendere meglio il punto di vista degli anziani ho chiesto loro come considerino i giovani di Casteldebole e che cosa si potrebbe fare per migliorare il livello di comunicazione con loro. “I giovani non si vedono qui, pur essendo il centro aperto a tutti. – spiegano gli intervistati - Comunque la non-partecipazione deriva dal fatto che qua non c'è niente che possa interessare loro e, finché non trovano qualcosa che gli interessi effettivamente, non verranno.”
La mancanza di interessi è ciò che viene considerato alla base delle difficoltà dei ragazzi: non fanno niente e non si sa cosa vogliano. “La nostra associazione è aperta ai giovani. - prosegue il vicepresidente degli “Amici del Bacchelli”, Stanghellini – E’ chiaro, però,  che la partecipazione alle attività del centro comporta educazione, rispetto delle cose, sia da parte degli uni che degli altri. Se i ragazzi vengono qui, buttano tutto per aria, sporcano, non fanno niente e sono irrispettosi...”
Questo è uno tra i principali problemi che avvertono gli anziani, che sembrano non essere troppo ottimisti riguardo a possibili soluzioni: “Oltre a rendere il centro aperto alle iniziative, chiaramente nell'ambito del rispetto e della socialità, non vedo che altro si possa fare. Se poi loro stessi si autoemarginano, questo non dipende solo da noi.”- spiega uno dei frequentatori del centro.
Sempre sulla delicata questione che separa giovani e anziani cerco di capire quale sia l'opinione degli intervistati su questi ragazzi di oggi, sulle difficoltà che si possono riscontrare nel territorio di Casteldebole e su ciò che si potrebbe fare per loro.“Siamo stati giovani anche noi. Allora le cose andavano diversamente e difficilmente andavamo a mescolarci con altre realtà. - ci dicono gli intervistati - Il problema di questi giovani è che stanno in mezzo alla strada? Ma noi preferivamo stare in mezzo alla strada, all'aria aperta, c'era anche un altro stile di vita, alle due di notte se andavi in piazza Maggiore c'erano tutti i tavolini e le sedie fuori, stavi là tranquillamente senza che nessuno rompesse le scatole.”
Dai loro racconti emerge la differenza socio-culturale in cui sono cresciuti i giovani di allora rispetto alla realtà attuale. È evidente che un tempo si conducesse un altro stile di vita. Oggi c'è la paura che mette uno contro l'altro e rende inaccessibile il dialogo tra generazioni diverse, negando un confronto o un punto di incontro. È quello che viene ribadito anche dal presidente dell'associazione “Il valore del tempo”: “Il discorso è che purtroppo non c'è dialogo. La mancanza di dialogo comporta tutta questa diffidenza. Io sinceramente non conosco i giovani di Casteldebole, a parte quei tre o quattro che abitano lì da me. Mentre quando ero un  bambinetto vicino a casa mia c'erano otto-dieci abitazioni in cui abitavano circa dieci famiglie. Alla sera quando faceva caldo ci riunivamo tutti fuori, ognuno si portava il suo mangiare, si stava lì, si parlava e si discuteva tra giovani, anziani, bambini e si stava tutti quanti insieme lì a passare la serata.”
Quello che manca, secondo il punto di vista degli anziani, dovrebbe essere colmato dalle famiglie e dalla scuola. L'educazione che ricevono i ragazzi non prevede più il rispetto delle persone anziane:  “Una volta era proprio dalla famiglia che si imparava questo: all'apice c'erano il nonno e la nonna che venivano trattati con i guanti di velluto, poi c'erano il padre e la madre e dopo venivano i figli.”
Purtroppo non possiamo riscontrare una simile stabilità all'interno delle famiglie attuali, sono molto frequenti i casi di figli di genitori separati che non hanno idea di che cosa possa significare l'unità della famiglia. Ma questo è difficile da comprendere se hai già una vita, un'educazione e una cultura differente alle spalle.
Ma proprio giungendo al termine dell'incontro emerge una proposta da parte del vicepresidente degli “Amici del Bacchelli”: “Se c'è qualche ragazzo che vuole essere inserito nella nostra associazione culturale, penso che il Consiglio approverebbe. Noi diamo la nostra disponibilità”.
“L'obiettivo - affermano un po' tutti gli intervistati - è quello di tentare effettivamente un dialogo che possa essere rivolto alle aspettative dei ragazzi, cercando di comprendere i loro sogni e le loro difficoltà, mettendo a disposizione, oltre agli spazi del centro, l'esperienza e gli insegnamenti della vita.”

 (di Ileana Coggiola)