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I giovani a Casteldebole: un incontro con i ragazzi del Gruppo Hip Hop

Un incontro con i ragazzi del centro aggregativo Hip Hop per capire come vivono i giovani di Casteldebole, per scoprire i loro luoghi d’incontro, i desideri e le loro proposte per migliorare il territorio.


Quando arriviamo al centro Hip Hop, in mezzo al groviglio di case popolari all'ombra di due enormi grattacieli, l'impressione è quella di trovarsi in una delle tante periferie ai margini delle piccole e grandi metropoli di oggi, anonime e silenziose. Sui muri, proprio all'entrata dell'unico centro aggregativo per ragazzi di Casteldebole, sta scritto di non disturbare la quiete dei condomini giocando a palla ma intorno pare non aggirarsi nessuno. All'interno l'ambiente è accogliente: tappeti, cuscini, una tv e soprattutto molto colore, in contrasto netto con le facciate grigie dei vecchi palazzi oscurate da un cielo piovoso. I ragazzi sono sei, sette; vanno dai 13 ai 18 anni e sono il gruppo di Casteldebole - questo ci tengono a sottolinearlo un po' tutti durante l'intervista: sono adolescenti che hanno trascorso l'infanzia in questa saletta che funge da luogo di incontro, rifugio contro la noia e il cattivo tempo, orgogliosi di una comune appartenenza; insieme quando si trova il modo per uscire da Casteldebole, insieme quando non si trova niente da fare e non si sa dove andare.

I ragazzi che intervistiamo non sembrano disprezzare il proprio territorio – questo è bene sottolinearlo: “E' tranquillo, normale – ci dice B., 18 anni - A Casteldebole si sta bene: i negozi ce li abbiamo, il Conad per fare la spesa pure; poi siamo tutti vicini, amici”. E quando si chiede loro se c'è qualcosa che vorrebbero cambiare la risposta non è decisa e immediata. Ma una cosa è certa e condivisa da tutti: “Vorremmo un centro per ragazzi dove poterci incontrare e passare il tempo. Un luogo come Hip Hop però aperto sempre, non solo due giorni a settimana”. “Ci sarebbe anche il Centro Bacchelli, ma è pieno di vecchi…cosa ci andiamo a fare? Una volta lo frequentavamo ma adesso ci è passata la voglia; qualcuno ci va il sabato mattina perché si può usare gratuitamente una postazione internet. Era bello lì se ci davano uno spazio, per fare una volta una festa, festeggiare un compleanno… ”
Per A., invece, la situazione è più complessa: non si tratta soltanto di trovare una stanzetta per fare balotta ma di trovare un modo per guarire Casteldebole dalla sua depressione, generata da un invecchiamento della popolazione che risiede nella zona, un impoverimento generale delle relazioni di buon vicinato e da un decadimento estetico e strutturale. “In questa zona non ci sono scuole – oltre alle elementari – e neanche tanti negozi. Così la gente che circola è poca e anche quelli che abitano nelle case costruite negli ultimi anni frequentano altre zone vedendo che qui non c'è niente da fare”. “Un bel posto, ad esempio, è Casalecchio: ci sono parecchie scuole e quindi anche molti ragazzi della nostra stessa età. E poi è bella anche esteticamente, mentre qui le palazzine sono degli anni '60, vecchie e poco curate. Così quando abbiamo tempo libero e non sappiamo cosa fare prendiamo il treno e stiamo lì in giro”.

Uscire da Casteldebole non è però così semplice, soprattutto il sabato sera, quando i soldi ci sono e si vuole andare a ballare ma mancano i mezzi: “Quando avevo il motorino caricavo gli amici a uno a uno – ci dice uno dei ragazzi più grandi del gruppo – Adesso invece ci muoviamo in autobus. Se la sera usciamo e non c'è il passaggio per tutti con gli scooter rimaniamo qua, stiamo alla Baracchina (l'unica gelateria di Casteldebole, ndr) oppure alle poste o sotto i gratta”. Quando invece ci si organizza le mete preferite rimangono Casalecchio e Santa Viola oppure i centri commerciali, come la Meridiana o l'Esselunga – considerati da molti non luoghi, spazi di passaggio privi di identità ma che per questi ragazzi rappresentano punti importanti di ritrovo dove incontrare altri gruppi, facce nuove.
Il centro della città sembra molto lontano dalla vita e dalle esigenze di questi giovani, provenienti perlopiù da scuole professionali e destinati a una vita di lavoro e divertimento nel fine settimana. C'è chi decide per una passeggiata in via Indipendenza o in piazza Maggiore e c'è chi, invece, in centro non ci va proprio “per la confusione, ma soprattutto perché non è adatto come luogo d'incontro: la gente va lì per fare compere e se non hai i soldi che ci vai a fare?”.

Ma un altro fattore spinge questi ragazzi a mantenersi lontani dal centro, da luoghi come piazza Verdi o via Zamboni, ed è il fattore sicurezza. Uniti da una comune appartenenza territoriale, i ragazzi di Casteldebole si muovono tranquilli nel proprio territorio, accennano a trascorsi problemi di spaccio ma in definitiva si sentono protetti e rispettati. Qualcuno ammette che alcuni problemi di criminalità ci sono e prova a darne una spiegazione: “E’ normale che in una zona depressa come Casteldebole ci siano persone sfiduciate che spesso si lasciano andare a comportamenti criminosi”. I giovani percepiscono invece le zone del centro come pericolose e poco sicure, come ci conferma uno di loro: “In via Zamboni non ci sono mai andato e non ci voglio andare: c'è spaccio e a me non interessano quelle minchiate”.

di Marco Murat e Rossella Vigneri