Intervista a Mario Salomoni, presidente nazionale dell'Opera Nomadi

A Bologna vivono circa 850 zingari, distribuiti in 3 aree attrezzate , abitate da circa 350 Sinti Emiliani, in Italia da 550 anni, 2 campi di Rom slavi, circa 250 persone arrivate in Italia alla fine degli anni '80, e altri 200 Rom slavi arrivati in due ondate dopo le ultime due guerre nell'ex Yugoslavia, alloggiati nei centri di accoglienza. Per capire meglio la realtà di questo popolo, abbiamo parlato con Mario Salomoni, Presidente Nazionale dell' "Opera Nomadi".

Curiosità e diffidenza, fascino e rifiuto: il popolo zingaro suscita da sempre sentimenti contrastanti presso le culture maggioritarie nel momento in cui ci si trova a condividere lo stesso territorio. Una sorta di mondo chiuso, autonomo, governato da meccanismi comunitari certamente diversi dalle regole sociali e comportamentali condivise da noi "gagi": di qui probabilmente l'ampio alone di mistero che avvolge l'immagine di questo popolo.
E certamente il mistero è una componente fondamentale della storia stessa degli atsigani, tzigani, gitani, gitans, zigeuner, zingari. Popolo nomade per antonomasia, le cui origini e i cui percorsi sono stati approssimativamente ricostruiti attraverso lo studio della lingua, il Romanes, che ha in parte assorbito alcune caratteristiche delle lingue dei paesi attraversati durante il lungo cammino. Si presume allora che il popolo zingaro sia partito intorno all'anno 1000 probabilmente dall'India e, muovendosi verso occidente, abbia attraversato vari paesi mediorientali per giungere ai Balcani e da lì al resto d'Europa.
Anche oggi gli zingari mantengono questa tendenza al nomadismo, seppure in forme più attenuate. "Si tratta più che altro di un nomadismo circolare" spiega Mario Salomoni, "legato soprattutto ad esigenze di tipo lavorativo, nei mercati o per varie prestazioni d'uso. Loro hanno delle tradizioni molto radicate, sono abilissimi in determinati mestieri, come la lavorazione del rame o l'allevamento di cavalli. Quindi il nomadismo spesso è legato in modo funzionale alle attività di commercializzazione dei prodotti realizzati".

E' comunque curioso notare come in un popolo così fortemente legato alla tradizione e al mantenimento della propria identità culturale manchi un interesse reale per la propria storia, le proprie origini. Ma questo è facilmente spiegabile se si comprende la concezione del tempo che hanno gli zingari: per loro ciò che conta è il presente, non interessa la proiezione nel passato come non interessa la progettualità verso il futuro. E la loro lingua rispecchia bene questa dimensione: ad esempio, esiste una sola parola, taissa, per dire "ieri" e "domani", passato e futuro sono accomunati dal fatto di essere altro rispetto all'oggi, il presente, la concretezza quotidiana, che è la cosa più importante. O, altro esempio, non esistono in Romanes le parole per esprimere i giorni della settimana, "lunedì, martedì, mercoledì,…", i giorni vengono individuati solo con il numero. Non ha senso, non serve, nella loro ottica, ragionare per un tempo che vada oltre il domani.
"Questo è un tipico esempio di difficoltà incontrate dai bambini zingari quando iniziano a frequentare la scuola" spiega Salomoni, "anzi è un segno che dovrebbe far capire agli esponenti della cultura maggioritaria che questi ragazzi hanno una difficoltà in più rispetto a quelli italiani, nel momento in cui decidono di frequentare la scuola. Infatti, inevitabilmente, la scuola non si ferma mai a una trasmissione di nozioni, ma è un luogo di educazione, integrato nei paradigmi della cultura dominante. Il bambino zingaro, a differenza di quello italiano, fa una duplice fatica in questo senso, perché l'educazione impartita a scuola è spesso molto diversa da quella proposta a casa".

Non deve essere stato facile, allora, convincere i gruppi zingari a mandare i propri figli nelle scuole italiane…
"Infatti noi, come Opera Nomadi, abbiamo fortemente voluto la scolarizzazione per i bambini zingari, perché la scuola è un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti: dà gli strumenti essenziali per vivere in questa società. Bene, all'inizio abbiamo incontrato una forte ostilità da parte delle famiglie in questo senso, estremizzata soprattutto nei componenti più anziani. Essi vedevano la scuola come un luogo in cui i loro bambini avrebbero perso la loro cultura secolare, le abitudini, la concezione della vita… E questo non era affatto un timore infondato. Ma poi hanno capito che la scuola è essenziale per fare qualsiasi cosa. Allora sono giunti a una specie di compromesso: gli zingari oggi intendono la scuola come luogo di istruzione, non di educazione. I bambini quindi si trovano a dover gestire due diverse concezioni del mondo, la realtà di casa è totalmente separata da quella vissuta a scuola. Certamente uno sforzo di comprensione e rispetto dovrebbe essere fatto anche da parte degli operatori scolastici italiani. E comunque è sempre difficile individuare il confine oltre il quale si invade il territorio culturale di un altro popolo, il confine appunto fra l'istruzione e l'educazione, per quanto riguarda in modo specifico la scuola".
L'intervento a favore della scolarizzazione dei popoli zingari è dunque una delle attività più importanti svolte dall'Opera Nomadi, un'associazione nata nel 1963 in Trentino Alto Adige, diventata nel 1965 nazionale ed eretta nel 1970 ad ente morale. Lo scopo di questa associazione è quello di lavorare al fine di togliere gli zingari dalla situazione di emarginazione in cui sono situati e di promuovere una politica di accoglienza e comprensione del diverso da parte della comunità dominante. In senso concreto, queste attività non hanno alcuno scopo assistenziale: si tratta piuttosto di garantire i diritti umani anche a questo popolo, attraverso un'intensa opera di mediazione fra gli zingari e la Pubblica Amministrazione. Alla base di tutto questo c'è sempre l'esigenza di rispettare, mantenere e valorizzare la loro identità culturale, che peraltro è fortemente radicata e complessa. Si tratta di un difficile ma necessario processo di integrazione col diverso, totalmente contrario alle diffuse tendenze verso l'omogeneizzazione culturale che colpisce oggi il mondo occidentale.
"Ad esempio per loro ha un'importanza fondamentale la tradizione orale: non esistono leggi scritte o cultura letteraria. L'oralità ha un ruolo centrale ed è attraverso la parola ascoltata che i giovani interiorizzano come norme imprescindibili certi comportamenti e certe ritualità. Anche per questo gli anziani hanno un ruolo importantissimo nelle comunità zingare, perché sono i depositari della saggezza orale. E l'oralità ha una forza d'influenza molto spiccata, certo non inferiore alla scrittura. E in questa forma il passato resta impresso in modo indelebile nella loro cultura, fino a trasformarsi in comportamenti ed atteggiamenti. Allora si può spiegare la loro diffidenza verso certi accertamenti sanitari o verso ogni forma di censimento ricordando che azioni di questo tipo negli anni '30 e '40 avevano anticipato lo sterminio nazista… Loro hanno interiorizzato questa memoria storica fino al punto di tradurla in atteggiamento.
Comunque, questa importanza dell'oralità è legata alla costante dimensione comunitaria che caratterizza la vita familiare degli zingari: per il loro il nucleo familiare è molto esteso e tutti partecipano a tutte le discussioni, di qualsiasi tipo esse siano, compresi i bambini. C'è insomma questa tendenza a condividere tutte le esperienze, dalle più banali alle più significative, attraverso la conversazione. Il bambino è inserito fin da piccolo in questo meccanismo e proprio questo è un momento centrale per la trasmissione della cultura e delle tradizioni, dei gusti e dei comportamenti alle nuove generazioni".
Allora, come sempre, la questione importante è: valorizzare il diverso, riconoscerne la dignità, comprenderlo per poi cercare delle strade possibili di comunicazione. L'Opera Nomadi si muove in questo senso: "Le nostre proposte convergono su un punto essenziale: l'idea di avere Amministrazioni Pubbliche che svolgano con impegno e coerenza un ruolo di sostegno e di facilitazione; che piuttosto che dare soluzioni, mettano gli interessati in grado di produrne".