Come racconta il giornalista di Radio 24 Roberto Galullo nelle pagine del suo libro “Economia Criminale” dedicate a Modena, la storia delle infiltrazioni mafiose nell’economia modenese inizia a cavallo tra anni 60 e 70. Proprio allora dal Meridione, insieme alle centinaia di muratori, piastrellisti e piccoli imprenditori edili originari del triangolo Casal di Principe – San Cipriano d’Aversa – Casapesenna, iniziarono ad arrivare anche i boss e gli emissari della Camorra e più in generale delle mafie nostrane, attirati dai buoni profitti promessi dal la florida economia emiliana.
Anche se l’azione di penetrazione dell’economia locale ebbe inizio immediatamente , e già negli anni 80 boss di Camorra del calibro di Francesco Schiavone detto Sandokan, Michele Zagaria, De Falco e Bidognetti facevano affari in tutta la provincia, è all’inizio degli anni 90 che si comincia a percepire anche in città la presenza della Camorra. Il primo fatto di sangue, inequivocabile prova della presenza mafiosa a Modena fu infatti la sparatoria di via Benedetto Marcello del 1991, che sancì la fine dell’egemonia dei De Falco in favore delle famiglie Iovine e Schiavone e che attribuì a Raffaele Diana detto Rafilotto il ruolo di reggente dei Casalesi nel Modenese.
L’attività estorsiva soprattutto a danno degli imprenditori di origine campana diventa così l’occupazione principale dei Casalesi Tra Bastiglia, Sorbara, Bomporto, Castelfranco e Modena. Ma se è vero – come afferma Vito Zincani, procuratore della Repubblica di Modena - che “le mafie non restano ovunque uguali a sé stesse ma sanno adattarsi al contesto in cui agiscono”, le minacce violente e le intimidazioni fatte col fucile e le percosse si affiancano ad altre strategie di azione: i boss offrono alle proprie vittime dilazioni nei pagamenti e sconti, i debiti in denaro possono essere estinti con la cessione di materiali o di quote aziendali, sottoscrivendo appalti illeciti e assumendo manodopera imposta dagli estorsori. Dall’attività investigativa più recente poi, pare che le estorsioni siano andate a danno anche di ristoranti e locali della città, mentre dal garage di Nonantola, quartier generale dei Casalesi, si controllavano alcune bische clandestine e sale da gioco della città.
Ma in provincia di Modena non è attiva solo la Camorra, benché verso i Casalesi sia diretta la maggior parte delle indagini in corso che hanno già portato a numerosi arresti tra i numeri uno della mafia dell’Agro Aversano. Leggendo le notizie riportate sulle pagine dei quotidiani locali, pare non manchino le prove che anche Cosa Nostra sia riuscita ad agire in particolare nel settore edile grazie ad appalti pubblici, e che la ‘Ndrangheta si stia ritagliando uno spazio d’azione sempre più ampio grazie allo spaccio di cocaina ed eroina, alle truffe bancarie, agli affari legati al gioco d’azzardo legale e illegale, alle attività commerciali come ad esempio il facchinaggio e le imprese utili al riciclaggio di denaro sporco.
Nel corso degli ultimi anni la sensibilità al pericolo di infiltrazioni mafiose è cresciuta progressivamente, e per proteggere un’economia e una società “sane” come più volte le ha definite il Sindaco Giorgio Pighi, Modena si è dotata di un pool specializzato capitanato dal Procuratore Aggiunto Lucia Musti, di un Protocollo sugli Appalti a cui hanno aderito le istituzioni e una rete sempre più ampia di soggetti e una Carta delle Professioni che nasce dalla volontà del mondo dei professionisti di dare il proprio contributo all’azione di contrasto. Misure definite “efficaci” dal procuratore Capo Zincani, che mette tuttavia in guardia sulle dimensioni globali della Crime Company che sono le Mafie e sull’urgenza di azioni di contrasto di respiro ben più ampio.