Oltre un milione di firme per i tre referendum per l’acqua pubblica. Lunedì 19 luglio è stato il giorno della consegna dei documenti alla Corte di Cassazione ma soprattutto un momento di festa per il «popolo dell'acqua» - quello che ha raccolto le firme in questi tre mesi di campagna referendaria - costituito da una vasta coalizione di associazioni (tra queste l'Arci, l'Uisp, l'Acli, l'Auser e molte altre ancora), forze politiche e sindacali diffuse su tutto il territorio nazionale.
Come viene puntualmente precisato nel sito dei promotori del Forum italiano dei movimenti per l'acqua, in appena due mesi si è raggiunta la quota record 1.009.904 firme, nonostante la legge fissi il limite minimo a 550mila firme in tre mesi. La posta in gioco è enorme. L'acqua potabile italiana, oggi, vale 5,5 miliardi di metri cubi consumati (su 8 erogati, con un indice di dispersione pari al 30%) e 4,2 miliardi di euro fatturati.
L'ammissione dei tre quesiti referendari, servirà ad abrogare la legge approvata dall'attuale governo nel novembre 2009 (il cosiddetto decreto Ronchi) e pone le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Ma grazie a questa raccolta firme si è riaperta soprattutto la discussione e il confronto nel territorio sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.