Libia: Appello di Amnesty International per i diritti dei migranti eritrei

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Più di 200 cittadini eritrei si trovano attualmente in stato di fermo presso il centro di detenzione libico di Sabah, e corrono ora il rischio di rimpatrio forzato in Eritrea, dove i loro diritti civili verrebbero ulteriormente calpestati. Amnesty International ha lanciato un appello da firmare per chiedere al governo della Libia di non rimpatriare i profughi eritrei.

Sia il centro di detenzione di Misratah – dove gli eritrei erano stati inizialmente rinchiusi - che quello di Sabha - le cui condizioni sono notoriamente di gran lunga peggiori - sono destinati ai "migranti irregolari", sebbene le autorità libiche facciano poco o nulla per distinguere tra richiedenti asilo, rifugiati e migranti.

Secondo quanto riportato da Amnesty International, ai migranti eritrei detenuti a Misratah era stato chiesto di compilare un formulario in lingua tigrina concernente dati biografici, data di partenza dall'Eritrea, lunghezza della permanenza in Libia e l'eventuale desiderio di rientrare nel paese. Messi in allarme dal questionario, molti dei migranti temendo che tali informazioni sarebbero state trasmesse alle autorita' eritree in vista del rimpatrio, avevano rifiutato di riempire il modulo.

In seguito a ciò, sempre secondo quanto Amnesty International denuncia, la notte del 29 giugno, circa 100 soldati e agenti di polizia hanno fatto irruzione nel centro di detenzione,  armati con fucili e gas lacrimogeni, ed hanno picchiato i detenuti con bastoni e fruste. In seguito al pestaggio, almeno 14 persone sarebbero state gravemente ferite e portate in ospedale. Lo stesso giorno, più di 200 detenuti eritrei sono stati caricati a forza su due container e trasportati a Sabha, sorvegliati da un convoglio di militari e poliziotti. Almeno quattro uomini sono stati separati dalle loro famiglie mentre 13 donne e sette bambini eritrei sono ancora nel centro di detenzione di Misratah.

Le condizioni di vita nel centro di detenzione di Sabha risultano essere drammatiche: i detenuti soffrono per il sovraffollamento delle celle, i servizi igienico-sanitari sono totalmente inadeguati e c’è carenza di cibo ed acqua. Amnesty International ora chiede che al governo della Libia di rispettare i diritti civili fondamentali dell’uomo e di rispettare il principio internazionale del non respingimento verso paesi in cui una persona potrebbe essere a rischio di subire tortura o altre forme di maltrattamento o dove ''la sua vita, l'integrità fisica e la libertà personale potrebbero essere minacciate'''.

Per approfondimenti e maggiori informazioni:
Amnesty Bologna: www.amnestybologna.it