A fronte della drammatica situazione in cui versa il sistema carcerario dell'Emilia-Romagna, la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia, attraverso una lettera aperta che consegnerà ai diversi Prefetti e autorità locali di ogni realtà cittadina sede di carcere, denuncerà quelle che sono le terribili e inumane condizioni dei detenuti della nostra Regione.
Uno dei problemi più gravi è sicuramente quello riguardante il sovraffollamento, con la presenza di 4.508 detenuti con una ricettività massima pari a 2.393, con un indice di sovraffollamento pari all'88%, il più alto nel territorio nazionale.
In un contesto sociale dove mezzi alternativi come la Pena Utile, promosso dal progetto "Nonsolocarcere", vengono poco approfonditi e utilizzati, sembra davvero che la situazione attuale non propenda verso delle prospettive di miglioramento, continuando a violare i diritti delle persone recluse e rendendo difficoltoso il compito degli operatori carcerari.
Le parole positive del Ministro Alfano, che incoraggiavano verso una maggiore valorizzazione della pena alternativa, sono rimaste tali, prive di qualsiasi seguito nei fatti, anzi, si sono sempre incoraggiate politiche che, nel corso degli anni, hanno contribuito fortemente al problema del sovraffollamento: legge Cirielli sulla recidiva, legge Bossi- Fini sull’immigrazione, legge Fini-Giovanardi sulla tossicodipendenza fino alle nuove leggi orientate alla logica della”tolleranza zero”.
Preoccupante è anche il tragico fenomeno dei suicidi in carcere, purtroppo sempre più in aumento;non si tratta, come una parte dell'opinione pubblica crede, solo di una responsabilità individuale ma anche di una responsabilità collettiva, colpevole di non creare dei presupposti per una riabilitazione per un futuro reintegro nella società civile del detenuto, ma al contrario contribuisce alla distruzione della sua dignità, distruggendolo fisicamente.
Le problematiche, quindi, non sono meramente di origine strutturale ma anche e soprattutto frutto di una filosofia di base che inquadra il detenuto come un uomo fuori dalla società, che merita una pena a volte inumana, senza mai considerare tale pena come ri-educativa per favorire il reintegro nella società così come sancito dalla nostra Costituzione.
Per maggiori informazioni:
www.nonsolocarcere.it
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