Libera e l'impegno contro la mafia: perché anche al nord si combatte

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La mafia c'è. Ed è nelle regioni del nord che la criminalità organizzata investe i profitti, come testimoniano le aziende e le villette di Pianoro sequestrate. BandieraGialla ha incontrato il referente di Libera Emilia Romagna, che ha raccontato il loro impegno e la loro esperienza nella nostra regione.

Libera – Associazione nomi e numeri contro le mafie è nata, nelle parole del referente per l’Emilia Romagna Daniele Borghi, “come risposta della società civile alle stragi del ’92 e del ’93,  dal desiderio di impegnarsi direttamente e di dichiarare che per raggiungere la sconfitta della mafia, non bisogna lasciare soli i magistrati e le forze dell’ordine, ma è necessario l’intervento di tutta la società”. Episodi di cronaca nera, legati al mondo della criminalità organizzata, ancora oggi occupano non di rado le prime pagine dei giornali di alcune regioni del sud Italia. Il problema delle mafie però, non è un problema che riguarda solo il sud: se è vero infatti che è a sud che si commettono il maggior numero di omicidi, è nelle regioni ricche del nord che la criminalità organizzata reinveste grosse quantità di denaro provenienti dai traffici illeciti e dallo sfruttamento. Sempre nelle parole di Borghi, “la mafia ha bisogno di pulire il denaro sporco, che produce agendo in altre zone. Non può farlo in quelle zone perché verrebbe scoperta e quindi deve andare in zone ricche, dove pensa di poter facilmente corrompere e infiltrarsi tra i due poteri, quello economico e quello politico, e quindi fare i loro mal affari.”

D’altro canto, le statistiche parlano da sole: nella sola Emilia Romagna sono circa 81 gli immobili e 23 le aziende confiscate, che la rendono così la quarta regione per beni sequestrati nel nord Italia e la settima (preceduta al nord da Piemonte e Lombardia) di questa particolare classifica se invece si considera l’intero territorio nazionale. Dopo la provincia di Forlì-Cesena, il territorio bolognese ha il maggior numero di beni confiscati in regione e tra questi, oltre a garage e appartamenti sparsi per il centro del capoluogo, ci sono anche alcune villette appartenute a Cuomo, personaggio legato al contrabbando di tabacco, situate tra le colline di Pianoro. Secondo quanto rilevato dall’associazione Libera, per quanto le modalità di manifestazione della criminalità organizzata siano completamente diverse da quelle nelle regioni ad alta densità mafiosa, c’è “una presenza abbastanza composita nel nostro territorio”. Sono presenti infatti “in quasi tutte le province, in alcune in maniera più forte e in altre meno, e sono presenti camorristi (nelle province di Modena, Reggio, Parma), la ‘Ndrangheta (Bologna e Reggio nel mondo dell’edilizia), Cosa Nostra, e sono presenti anche alcune mafie internazionali, i nigeriani soprattutto, nel traffico delle prostitute e delle stupefacenti dipendenti, così come sul litorale ci sono alcune mafie, russe ma non solo, che fanno affari con il gioco d’azzardo”.

Una delle prime iniziative ad essere portata avanti con fermezza è stata, nel ’95, la raccolta firma per la proposta in seguito diventata legge, sull’uso sociale dei beni confiscati. Una legge che Borghi non tarda a definire “bella”, ma non priva di problematiche e insidie. Uno dei pilastri considerati fondamentali dai promotori è infatti che “questi beni non possano essere venduti, altrimenti è abbastanza chiaro chi sarebbe l’acquirente, il mafioso, se non direttamente con un prestanome”, ipotesi che spesso in alcune sedi viene messa in discussione dal bisogno di “fare cassa”. Ma grazie a questa legge alcuni demani di personaggi del calibro di Riina sono diventati presidi didattici o sedi di associazioni che operano nel sociale. Ciò che secondo l’associazione è importante, non è tanto il danno economico che il mafioso riceve, quanto quello morale inflitto al controllo del territorio, la dimostrazione che lo Stato “è in grado di recuperare la sua funzione […] aumentando così la propria credibilità nei confronti dei cittadini, sottraendoli al controllo della criminalità organizzata”.

Un fulgido esempio del frutto di questa legge sono le iniziative ed i prodotti legati al marchio di Libera Terra. Dalle prime difficoltà e incredulità da parte dei concittadini dei volontari delle nascenti cooperative, i prodotti coltivati sui terreni confiscati sono diventate solide realtà, creando occupazione in un clima di ritrovata legalità. Il vino, la pasta e l’olio così ottenuti sono “prodotti molto importanti, perché sono la dimostrazione del cosa è possibile fare, che il ciclo può ricominciare, ed è sicuramente un fatto importante perché l’eventuale sconfitta o insuccesso delle cooperative vorrebbe dire far fare all’anti-mafia non uno, ma dieci passi indietro”.

In Emilia-Romagna Libera, oltre a veicolare in modo attento i prodotti di Libera Terra, porta avanti un incessante lavoro di monitoraggio e censimento dei beni requisiti per conoscere a che punto sono rispetto all’assegnazione, valutarne lo stato e fare eventuali proposte sull’utilizzo. Particolare attenzione viene inoltre data alla formazione degli operatori che interagiscono con le scuole, poiché molta importanza viene data all’informazione verso i giovani, costruendo con li insegnanti percorsi di educazione alla legalità. Molti dei ragazzi delle scuole con le quali l’associazione collabora, vengono poi spesso ritrovati a fare volontariato presso le cooperative di Libera Terra in Sicilia, in Calabria e in Campania, o a partecipare ai percorsi di Turismo Responsabile che l’associazione organizza.  Con la formalizzazione della nascita dei presidi,  ulteriore decentramento con l’obiettivo di avvicinarsi sempre di più ai cittadini come alle singole associazioni perché il messaggio di Libera venga vissuto “come pratica quotidiana e personale”, la grande scommessa della costruzione della rete è “far si che il cittadino normale, muovendosi durante il giorno a scuola, nella parrocchia, al circolo, nella polisportiva, sia in grado di recuperare all’interno di ognuno di questi luoghi alcune parole fondamentali: quelle della legalità e della giustizia sociale, avendo come punto di riferimento l’insieme della società e quindi l’insieme che è in grado di esprimere valori positivi.”