Essere straniero a Bologna: Fabian e la sua storia

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Fabian Nji Lang è il presidente dell’associazione “Universo” e dell’associazione “Harambe” di Bologna, nonché un mediatore culturale. E’ in Italia dal 1994 e da quando è qui ha imparato a conoscere questo paese e la sua gente. Oggi è una persona impegnata nel sociale e offre un contributo importante alla città di Bologna. Fabian ci ha raccontato del suo arrivo in Italia, dei primi mesi trascorsi a Bologna, quando ancora era uno studente universitario, del suo impegno nel sociale e della situazione in cui oggi vivono molti immigrati partiti come lui alla ricerca di una vita migliore.

Fabian e il Camerun
Mi chiamo Fabian Nji Lang, ho 39 anni e sono nato in Camerun, dove ho studiato lettere all’università. Una volta laureato, come per molti ragazzi africani, il mio sguardo si è rivolto verso l’occidente, perché ciò che ha lasciato la colonizzazione in Africa è stata anche la curiosità verso di esso, la voglia di trovare una vita migliore nei paesi occidentali. Noi giovani quando pensavamo all’occidente lo pensavamo come punto di arrivo. L’ambizione massima che avevamo era quella di arrivare in occidente, dove avremmo potuto trovare una vita migliore, avere una macchina, vivere in quelle belle case che si vedono in televisione, nei film.

L’arrivo in Italia
Una volta deciso di venire in Italia, mi sono iscritto all’Università di Bologna. Ottenuto il visto d’ingresso, nel 1994, sono partito. Il mio luogo d’arrivo è stato Bergamo. Sono arrivato il 4 agosto. La data del mio arrivo è importante. Infatti l’immagine che avevo dell’Italia prima di partire era fondata su tre convinzioni: la prima era quella che in Italia viveva Roberto Baggio, la seconda era quella che l’Italia è il paese dove si producono i migliori abiti e le migliori scarpe del mondo, la terza era che in Italia c’è la Chiesa. Con queste tre convinzioni pensavo che in Italia avrei visto uomini con abiti e scarpe eleganti e le donne vestite come suore. Si, perché in Africa le uniche italiane che vediamo sono suore. Quindi, in treno, durante il viaggio verso Bologna, ho notato come la gente era quasi nuda. Partendo, avevo immaginato l’Italia come un paese dove fa freddo, non avevo mai visto la neve in Africa e pensavo che in Italia ci fossero sempre la neve e il freddo. Non avevo ancora in mente l’alternarsi delle stagioni. Per questo il giorno in cui arrivai avevo addosso tre maglioni e un cappotto. Dal primo momento ho capito come tutte le convinzioni che avevo sull’Italia erano sbagliate. Mi chiedevo: “Ma dove sono finito? Chi sono queste bestie?”. In realtà si trattava di gente normale che naturalmente il 4 di agosto andava in qualche località turistica al mare vestita in quel modo.

L’arrivo a Bologna
Arrivato a Bologna ho cominciato a vivere la mia vita quotidiana. Non ho trovato però quello che mi aspettavo. Pensavo infatti: arrivo a Bologna, sono iscritto all’università, quindi ci sarà un autobus mandato dall’università che verrà a prendermi e mi porterà lì. Giunto all’università entrerò nel campus, mi faranno vedere la mia stanza, la mensa e tutto il resto. Invece sono arrivato alle 21, avevo il numero di telefono dell’università, ho chiamato tantissime volte ma nessuno mi rispondeva. Così ho passato la mia prima notte in Italia in stazione. La mattina seguente, ripensando alle lettere che qualche amico mi aveva affidato con il compito di consegnarle al proprio parente in Italia, le ho prese, ho guardato il retro di una di esse e letto un indirizzo: era quello della Villa Pallavicini. Non sapevo si trattasse di una casa di sacerdoti. Per fortuna mi hanno accolto.

I primi mesi a Bologna
I primi mesi sono stati duri. In Africa sei nero, tutti sono neri, e lo straniero è il bianco. Quando ero bambino ed io e gli altri bambini vedevamo passare i bianchi, ci nascondevamo dietro le case e gridavamo “L’uomo bianco! L’uomo bianco col naso lungo!”. Da bambini ci spaventava vedere questi uomini bianchi col naso lungo.
Quando poi sono arrivato qui mi sono accorto di essere io lo straniero, il nero, e che il nero per gli altri era un problema: quando prendevo l’autobus vedevo la reazione delle persone, vedevo la nonna tenere stretta la borsa. Questo m’infastidiva molto.

La scelta di rimanere
Quindi il primo impatto fu questo: tanto caldo, gente vestita male, disagio sugli autobus, l’impossibilità di ottenere subito tutti i soldi che avrei voluto, nessun posto dove dormire. A conti fatti, l’idea dell’occidente che avevo maturato prima di venire era completamente sbagliata. I primi mesi, avendo già il biglietto di ritorno, avrei potuto tornare indietro immediatamente. Così ho fatto alcune considerazioni e mi sono dato tre possibilità tra cui scegliere. La prima possibilità era questa: tutto ciò non rispondeva alle mie aspettative, avevo il mio biglietto di ritorno, avrei potuto prendere l’aereo e tornare a casa. Questa possibilità tuttavia non era realizzabile, perché per permettermi di comprare il biglietto aereo e arrivare in Italia la mia famiglia aveva fatto tanti sacrifici e tornare sarebbe stato un fallimento. Chi torna viene considerato dalla comunità come un fallito, gli altri non immaginano neanche cosa significhi vivere qui. Tornare indietro, quindi, sarebbe stato peggio che rimanere. Se sei partito ce la devi fare.
La seconda possibilità, che è quella scelta da molti immigrati, era quella di rimanere in Italia, lavorare, accumulare un po’ di soldi e tornare a casa. Tuttavia anche questa sarebbe stata difficile da mettere in pratica. Infatti, non avendo ancora capito come funzionasse questa società, non avevo la possibilità di accumulare soldi. Questa constatazione mi obbligava a scegliere la terza opzione, quella di rimanere. Così mi sono detto: “Questo posto è fatto di persone, per capire come funziona la società bisogna conoscere le persone che ci vivono, osservare come si comportano e cercare di imparare da loro”.

Imparare dagli altri per integrarsi
Una delle mie prime decisioni è stata quella di farmi degli amici italiani, di uscire dal gruppo della mia comunità e avvicinarmi agli italiani. Per fortuna, essendo iscritto all’università, avevo diversi gruppi di amici. In tutti ho trovato una sorta di rispetto nei miei confronti, poiché ero l’unico che aveva bisogno di essere aiutato, e disponibilità ad insegnarmi qualcosa. Io ero una persona umile, accettavo il ruolo di colui che doveva apprendere. Difatti lo scopo del mio avvicinamento a queste persone era stato proprio quello di imparare come funzionavano qui le cose.
Quand’ero arrivato avevo con me un’agenda; dopo il mio primo mese trascorso qui in Italia era già piena di numeri di telefono.

La percezione che hanno molti africani e molti stranieri in generale dell’Italia e dell’occidente è del tutto distorta. Quando in Africa vediamo in televisione, nei film, le case degli occidentali ci sembrano tutte uguali, le persone sembra abbiano tutto quello che serve loro, che i bianchi siano tutti ricchi. Frequentando i miei amici in Italia e gli studenti dell’università, ho imparato che anche qui non tutti sono ricchi, magari hanno tutto quello che serve loro, ma non di più, e che ci sono anche persone che non hanno tutto ciò di cui hanno bisogno. Ho conosciuto studenti che frequentavano l’università grazie ad una borsa di studio e che vivevano in studentato.
Pian piano, quindi, ho imparato tante cose e ho sviluppato l’idea di integrarmi, di entrare a far parte di questa società e nello stesso tempo di aiutare i miei fratelli che arrivavano in Italia.

Il lavoro e l’impegno sociale
Durante i primi due anni, proprio grazie ai contatti che avevo stabilito, ho frequentato un corso organizzato dal Comune di Bologna per operatori della mediazione interculturale. Le mie aspettative erano quelle di frequentare questo corso e trovare un lavoro. Purtroppo alla fine non ci sono riuscito. Però ho ottenuto qualcos’altro, ho imparato delle cose che negli anni ho potuto far fruttare. Durante il corso infatti ci hanno insegnato il teatro dell’oppresso, ci hanno spiegato le condizioni degli stranieri e come intervenire per aiutare coloro che hanno bisogno di una mano. Così, dopo il corso, insieme ad altre persone che lo avevano frequentato e che erano nella mia stessa condizione, abbiamo fondato un’associazione, l’associazione “Di Mondi”.
Il corso ci aveva aperto gli occhi di fronte alle problematiche esistenti, eravamo partiti con grande entusiasmo e avevamo molte aspettative. Adesso bisognava concretizzarle. Tuttavia eravamo ancora persone inesperte, sapevamo quali problematiche c’erano da affrontare, ma non sapevamo come affrontarle. Dopo un anno di difficoltà e discussioni non avevamo concluso niente. Così ho smesso di farne parte.
Alcuni anni dopo insieme ad un altro gruppo di stranieri abbiamo fondato l’associazione “Universo”, quella che attualmente gestisce i giardini “Fava”. All’epoca, nel 1996, ero il responsabile della sicurezza del “Link”, un centro sociale. E’ stato il primo posto dove mi sono sentito ben accolto, perché solo lì ho incontrato persone che mi hanno trattato come una persona. Al “Link” si era creata una piccola squadra, con la quale ho fondato per l'appunto l’associazione “Universo”.

Essendo immigrato ormai da due anni circa, molti altri immigrati da poco arrivati in Italia mi chiedevano aiuto, consigli sulle pratiche burocratiche, su come ottenere i documenti. Per questo io e gli altri membri dell’associazione abbiamo deciso di attivare uno sportello informativo. All’epoca ci diedero una sede in via delle Belle Arti, vicino ai Giardini “del Guasto”. Quello stesso anno, era il ’98, io ed altri abbiamo promosso un progetto di recupero dei giardini. Ci hanno detto che era un posto abbandonato, che bisognava fare qualcosa. Così abbiamo costruito una baracca e abbiamo proposto delle attività culturali. In seguito, come associazione, ci hanno dato una sede per avviare lo sportello informativo e corsi di lingua italiana. Nel 2000 ci hanno assegnato come sede i giardini di Villa “Angeletti”. Anche qui abbiamo proposto delle attività per quattro anni.

Le nostre attività culturali sono sempre legate all’attività dello sportello informativo. Qui, oltre a dare informazioni, indicazioni e consigli di vario tipo, offriamo gratuitamente internet agli stranieri. Una delle richieste più frequenti da parte degli utenti è quella di essere aiutati nella compilazione della domanda di asilo politico. Infatti spesso agli stranieri che fanno richiesta di asilo non viene concesso perché non sanno raccontare la propria storia, essendo appena arrivati e quindi molto confusi, non conoscendo la lingua. Per la gran parte, però, riceviamo persone in cerca di lavoro.
Per questo tutte le attività che organizziamo sono mirate a creare opportunità lavorative per coloro che si rivolgono a noi. Questa è la motivazione principale, oltre ad un’altra che per me è anche molto importante, cioè quella di far divertire la gente, di far cultura.

Nel tempo abbiamo fondato una seconda associazione, l’associazione “Harambe”, che gode dell’aiuto di circa cento volontari all’anno, tutti studenti universitari, che fanno attività di animazione e doposcuola nei campi nomadi. Ogni anno infatti mi reco all’università a parlare con gli studenti del primo o secondo anno, faccio loro una lezione che chiamo “la traduzione dalla teoria alla pratica”, perché per riuscire a cambiare il mondo bisogna guardarsi intorno e cercare di fare qualcosa nel proprio piccolo.

Un passaggio importante si è verificato nel 2000, quando il Comune di Bologna ha promosso un progetto rivolto ad Assistenti civici, ovvero volontari presenti nelle aree di affollamento e davanti alle scuole. Il comune, all’epoca diretto dal Sindaco Guazzaloca, con questo progetto intendeva accrescere la sicurezza in città. Noi dell’associazione abbiamo potuto parteciparvi perché lavoravamo ai giardini “del Guasto”, un’area frequentata da molta gente, e ci occupavamo di assistenza civica. Con l’arrivo del Sindaco Cofferati il progetto è stato incentrato molto di più sulle scuole e sui parchi. Ancora oggi i nostri volontari si recano fuori da queste scuole, durante l’orario di entrata e d’uscita.
Il nucleo centrale del progetto è l’esigenza di dare indicazioni relative al territorio ai cittadini.

Oggi organizziamo attività presso il Giardini “Fava”. Frequentato inizialmente quasi esclusivamente da tossicodipendenti e inaccessibile quindi ai bambini, il nostro compito è stato quello di  ripulirli e destinarli a loro. Ciò che dicevamo ai frequentatori del parco era “Noi stiamo ripulendo questi giardini per destinarli ai bambini. Tu hai un bambino?” Molti mi rispondevano di si, e allora io ribattevo loro “quindi non venire da solo, vieni con il tuo bambino, perché organizziamo attività per i bambini”. Durante il primo anno al punto bar non venivano vendute bevande alcoliche, ma solo bevande analcoliche e gelati. La polizia passava per controllare la situazione, ma non interveniva mai. Il secondo anno abbiamo introdotto bevande alcoliche. Adesso, al terzo anno di gestione, il nostro lavoro è ormai consolidato, ed i giardini sono diventati un posto tranquillo, sicuro e adatto ai bambini. Ogni giorno si svolgono attività rivolte a loro, che vengono qui con le proprie famiglie. Alcune volte organizziamo attività di laboratorio, in collaborazione con associazioni o altri gruppi socio-educativi del territorio. La sera proponiamo l’aperitivo, con a volte qualche concerto. Durante queste serate questo posto si trasforma. Il mercoledì organizziamo l’aperitivo vegetariano e uno stand per i massaggi. Il giovedì si possono comprare tortellini preparati da una signora che viene qui a venderli.

L’Italia è il paese che mi piace di più
I primi tempi ero convinto di andare via, che sarei restato qui per alcuni anni e poi sarei andato in Germania o in Inghilterra o in Francia. Ma dopo aver girato tutti questi paesi mi sono accorto che l’Italia è il paese che mi piace di più ed è qui che rimarrò.

Gli stranieri oggi a Bologna
Chi sono, cosa si aspettano, come vivono
(seconda parte della testimonianza di Fabian Nji Lang)


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Commenti

Il principe che vede la tua anima...

E' vero fabian è stato per molti il principe della felicità... un insegnamento per tutti!!!ha creato cose bellisime dandoci la possibilità di fare esperienze meravigliose di cui gli sarò sempre grata!!!
è un uomo che sa guardare le persone negli occhi ed attraverso questi a vederne l'anima...e donarle gli strumenti migliori per realizzarsi...
grazie fabian per tutto quello che hai fatto in questa città..per le persone che l'hanno attraversata, vissuta e per le persone che hanno potuto collaborare con te...

Fabian, principe della felicità

Io devo ringraziare Fabian: non dimenticherò mai le sue parole - all'angolo tra piazza Puntoni e via Belle Arti -. Le tue parole Fabian, principe della felicità, mi hanno insegnato che "fin quando stai seduto a dire e pensare cosa vuoi fare, non cambia nulla. Tutto cambia quando ti alzi dalla sedia e cominci ad andare. Anches non sai bene dove e perchè". Grazie amico.
Simona