Un'altra Hera è possibile?

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Hera è un holding, società quotata in borsa, che si occupa dell’erogazione di energia elettrica e del gas, del servizio idrico, della gestione e smaltimento dei rifiuti e, più recentemente, anche dello smaltimento dei corpi terreni con l’apertura di un’agenzia di onoranze funebri. Le scelte economiche e sociali messe in atto dalla società hanno sollevato molti dubbi ad un comitato cittadino che si è riunito sotto il nome “Un’altra Hera”.

La campagna, sostenuta tra gli altri dalla Rete Ecologista Bolognese, si inserisce nel quadro più ampio della raccolta firme contro la privatizzazione dell’acqua voluta dal decreto Ronchi, che ha fin’ora raccolto più di 700.000 firme e che continuerà a raccoglierle fino al 4 di luglio. In una conferenza stampa tenutasi in Piazza Re Enzo, dove Hera e comune hanno installato dei pannelli pubblicitari, i rappresentanti del comitato hanno sottolineato le principali contraddizioni della società, anticipando i contenuti dell’assemblea pubblica dell’11 giugno alla presenza dell’assessore provinciale all’ambiente Burgin.

Gabriele Pollini, per l’occasione portavoce del comitato, ha sollevato i numerosi dubbi sull’azienda proprio dinanzi ai cartelloni che nella piazza Re Enzo pubblicizzano la sintesi del bilancio di sostenibilità di Hera. “Non tutti siamo convinti della gestione di Hera, non siamo convinti perché di pubblico ormai ha solo il nome, perché è una società per azioni che risponde al suo consiglio d’amministrazione che se pur vede i comuni tra i maggiori suoi soci, essendo quotata in borsa ha come unico obiettivo quello di far aumentare le quotazioni delle azioni”. Se queste sono oggi le condizioni secondo il comitato, entro la fine del 2012 , grazie al decreto Ronchi che prevede la diminuzione della quota pubblica al di sotto della soglia del 30%, le cose non sono certo tese a migliorare quando i comuni saranno obbligati a vendere quindi buona parte delle azioni in loro possesso.

Oltre alle questioni inerenti la privatizzazione dell’acqua, al centro delle polemiche si trova anche la gestione e lo smaltimento dei rifiuti: “Non ci convince neanche che se i comuni vogliono fare la raccolta differenziata porta a porta, dovranno scontrarsi con un soggetto che non ha alcun interesse a concederla perché ha un inceneritore che deve essere alimentato”. Il comitato infatti denuncia che “chiamarli termovalorizzatori è solo un eufemismo che consente di ricevere i CIP6 - quota di bolletta elettrica che va a incentivare la quota di energia rinnovabile”. Secondo le stime del comitato infatti, una raccolta porta a porta potrebbe portare ad una percentuale di riciclaggio che potrebbe sfiorare l’80%, ma che priverebbe l’Hera degli introiti derivanti dallo smaltimento dei rifiuti tramite incinerazione.

Se ciò non bastasse a preoccupare i promotori della campagna Un’altra Hera, c'è l’aumento di tariffazione previsto per l’erogazione di alcuni servizi. Quattro infatti risultano essere i modi tramite i quali la società può ottenere la remunerazione del capitale garantita fino al 7% dal decreto Galli: aumentando le tariffe; effettuando tagli sul posto di lavoro o/e esternalizzando alcuni rami dell’azienda (alcuni sono addirittura nelle mani delle famiglie di Dell’Utri e Sacconi); e incidendo sulla qualità del servizio, riducendone l’efficacia”.

Per maggiori informazioni:
Pagina Facebook della campagna Un’altra Hera
Sito web della Rete Ecologista Bologna