Lucchetti parte dalla storia di Claudio e della sua famiglia, per arrivare poi a raccontare l’Italia, la Roma proletaria delle periferie, il lavoro, in particolare quello del mondo dell’edilizia e dei cantieri, della manovalanza in nero, dei risparmi sulla sicurezza, delle morti bianche, dello sfruttamento degli extracomunitari e di tutte quelle piccole e grandi illegalità tipiche del nostro paese ed a cui ci siamo pigramente abituati.
Claudio (Elio Germano), giovane operaio edile, vive una esistenza tranquilla e felice insieme alla sua famiglia, due figli e la moglie Elena (Isabella Ragonese) in attesa del terzo. Quando Elena muore inaspettatamente partorendo, Claudio si ritrova improvvisamente solo, senza la persona più importante della sua vita e con tre figli da crescere. Scomparsa la giovane moglie che gli dava la forza per combattere e superare le difficoltà quotidiane di una famiglia come la sua, in un periodo di crisi di un’Italia come quella attuale, perde la strada avventurandosi in affari più grossi di lui estremamente difficili da gestire; per far ciò coinvolge un suo vicino di casa, pusher paraplegico interpretato da un insolito e bravo Luca Zingaretti ed anche la propria famiglia d’origine. In pratica compie un’errata elaborazione del lutto attraverso un affannoso e catastrofico sprofondare nella ricerca di beni materiali per sé e per i figli.
Il film, sicuramente minimalista, assume i toni documentaristici e di denuncia quando allontana lo sguardo dalla famiglia di Claudio per mostrarci alcune critiche problematiche della nostra società attuale.
La pellicola, quando racconta le dinamiche familiari, lo fa in modo realistico, senza usare cliché, stereotipi e stando con la telecamera addosso ai protagonisti. La morale della storia è semplice e l’andamento del film procede lineare come nelle commedie, anche se l’opera risulta potente nel suo significato più profondo; storia corale, regia buona, sceneggiatura ben costruita dal collaudatissimo trio Petraglia, Rulli, Lucchetti, che aveva realizzato in precedenza “Mio fratello è figlio unico”.
Gli attori sono tutti bravi, in particolare Elio Germano, ormai vero affermato talento del nostro cinema.
Da segnalare infine che “La nostra vita” è l’unico film italiano in concorso al Festival di Cannes 2010.
Regia: Daniele Luchetti
Attori: Elio Germano, Isabella Ragonese, Raul Bova, Luca Zingaretti
Anno: 2010, Italia
In visione nei cinema di Bologna:
Arlecchino, via Lame, 57
Tel: 051/ 52.22.85
Roma D’essai, via Fondazza, 4