“Li avrete sempre con voi. Povertà antiche e nuove”. E’ questo il titolo dell’opera editoriale promossa dall’Opera Marella e curata da Vincenzo Lagioia (Pátron editore). La citazione, tratta dai vangeli di Matteo 26,11 e Marco 14,7, a differenza di quanto potrebbe sembrare ad una prima lettura, non incita alla rassegnazione nei confronti di un fatalismo ineluttabile. Non vuol suggerire che la povertà non potrà mai essere eliminata, non è un invito a rassegnarsi alla povertà, al contrario: è un invito a prendersi cura dei poveri, cura che l’Opera Marella da quarant’anni a questa parte porta avanti infaticabilmente.
Proprio a quarant’anni dalla morte di Padre Marella, il quale “scelse di stare dalla parte degli ultimi e si fece ultimo”, gli operatori dell’opera Marella hanno pensato di festeggiarlo. Molti dei contributi pubblicati nel volume sono infatti parte di interventi tenuti nell’ambito di una serie di iniziative legate al quarantesimo anniversario dalla morte del Padre. Altri sono nati in seguito. Tutti sono legati al tema della povertà.
Questo libro nasce dunque dal desiderio di raccogliere le riflessioni e gli spunti di intellettuali attenti e sensibili a questo problema, che oggi va assumendo dimensioni che mettono in seria difficoltà anche coloro che da anni se ne occupano, come appunto gli operatori dell’Opera Marella. Le persone che hanno contribuito alla stesura di questo volume sono dunque “uomini e donne che si sono fermati a guardare i poveri e gli indigenti, che hanno pensato la povertà e hanno osservato l’uomo povero”, come afferma Lagioia nella sua premessa al libro.
Dunque, si tratta di un insieme di riflessioni, spunti e stimoli offerti da esperti sul tema della povertà e dei poveri, in uno dei momenti più difficili che la società e la città abbiano mai vissuto.
Ecco alcune riflessioni di Vincenzo Lagioia, che ha accettato di rispondere alle nostre domande, sul volume da lui curato ma soprattutto sulla tematica al centro del libro.
Il problema delle cosiddette nuove forme di povertà, legate fortemente ai cambiamenti sociali ed economici che si stanno verificando nella nostra società richiede interventi estremamente urgenti. E’ nata anche da questa urgenza l’idea di pubblicare questo libro?
Assolutamente sì! La povertà aumenta al di là di quello che sentiamo continuamente dire. Non è possibile continuare a mantenerla nei termini della non urgenza. La società cambia e le risposte alle nuove povertà devono cambiare. Non è pensabile lasciare fuori dalla riflessione sull’argomento il mondo universitario. Gli studiosi sono in grado di riflettere in maniera seria e profonda sulle cause della povertà e possono, con il loro contributo, aiutare la politica a rispondere in forme concrete.
Il sottotitolo del libro è “Povertà Antiche e Nuove”. Perché si è pensato a questo sottotitolo e soprattutto, in base al contributo che è stato dato dai diversi esperti, quali differenze sono emerse tra le “antiche” forme di povertà e quelle “nuove”?
La scelta del sottotitolo è stata voluta perché la riflessione sulla povertà ha interessato la società civile in vari periodi della storia. È un dovere del sistema politico e di governo aiutare chi è indigente. Sostenere il marginale è compito di chi ha la fortuna di beneficiare maggiormente delle risorse, a volte sottratte ingiustamente ai più deboli.
In epoca antica il vescovo aveva il compito di provvedere ai poveri attraverso l’elemosina, come forma istituzionalizzata. In epoca moderna ad esempio nascono varie strutture caritative al servizio dei più bisognosi. Ciò che cambia è la portata della richiesta con il peso di una risposta non facilmente assolvibile.
Ad esempio il valore della sobrietà, in una società in cui il consumo nelle forme più assillanti è presente, non ha più cittadinanza!
Quali sono oggi le tipologie di persone che si presentano all’Opera Marella per chiedere aiuto, ovvero in quali categorie sociali rientrano principalmente i nuovi poveri?
Italiani in difficoltà. Uomini di una certa età con dietro fallimenti familiari e lavorativi. Come è possibile rimettere in sesto un uomo di 40\50 anni che ha perso il lavoro, che si sente un fallito e che non ha riferimenti affettivi forti? In una società in cui regna molte volte l’individualismo, in cui il sacrificio è bandito, come ci si può sostenere nelle fatiche e nelle necessità che viviamo?
Come pensa sia possibile affrontare le nuove forme di povertà che la società di oggi vede nascere, e come l’Opera Marella cerca di affrontarle?
Nell’articolo di Bertuzzi sulla Caritas in Veritate, e in quello di Zamagni si accenna alla logica del dono! Non si può rimanere soli in un silenzio assordante, si deve uscire e cercare aiuto, sguardi che prima o poi si incrociano, mani che prima o poi si allungano, vite che prima o poi si incastrano. Questo mi piacerebbe fosse praticata sempre più all’Opera Marella!
La società nel suo complesso, vista dalla prospettiva di chi, come lei, ogni giorno è impegnato nella lotta alla povertà e al disagio, come reagisce di fronte a questa nuova emergenza? E’ una società sensibile o indifferente, se non addirittura ostile ai nuovi poveri?
Ci sono tante persone che si danno da fare. Tante associazioni e cooperative che cercano di praticare alcuni principi di solidarietà. Questa è la speranza! è vero anche che istintivamente l’uomo di oggi rimuove il dolore e quindi la miseria. Mi consola paradossalmente una cosa: 1\4 dell’umanità accede a servizi primari, acqua, cibo e salute. La giustizia vuole che le risorse siano distribuite equamente tra gli uomini, se questo non avviene la frontiera si rompe e la povertà farà rumore.
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