martedì 23 gen 2018
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Il Vescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ha visitato la redazione di “Ne vale la pena”

La redazione di “Ne Vale la pena”, giornale del carcere Dozza di Bologna, della quale fanno parte detenuti, volontari dell’Associazione “il Poggeschi per il carcere” e p. Marcello Matté, dehoniano, il 16 giugno ha avuto il piacere di intervistare il vescovo della città felsinea, mons. Matteo Maria Zuppi, il quale cordialmente ha accettato l’invito che il gruppo gli aveva rivolto qualche settimana prima, conoscendone l’attenzione e la sensibilità per le persone che vivono la condizione della carcerazione.

La dignità imprigionata

di Nicola Rabbi/Le carceri italiane anche se non sono più sovraffollate come qualche mese fa - e questo per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea - rimangono comunque un luogo non pensato e organizzato per rieducare un detenuto, ma un luogo per tenerlo semplicemente separato dalla società civile, in una sorta di limbo dove il tempo non passa mai e dove si perde il senso delle cose.

Un problema chiamato carcere: la sicurezza la primo posto!

Categorie carcere: 

di Marco Baldi/Il timore è che l’applicazione di tali misure possa ridurre il controllo sociale sulla devianza e quindi sulla sicurezza dei cittadini. Il ricorso al carcere serve a liberarsi, a non vedere, cittadini scomodi, levati dalla strada e rinchiusi in una discarica sociale. Non importa se in questo modo restituiremo persone peggiori alla stessa società che richiede soggetti rieducati.

Un problema chiamato carcere: la sicurezza la primo posto!

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di Marco Baldi/Il timore è che l’applicazione di tali misure possa ridurre il controllo sociale sulla devianza e quindi sulla sicurezza dei cittadini. Il ricorso al carcere serve a liberarsi, a non vedere, cittadini scomodi, levati dalla strada e rinchiusi in una discarica sociale. Non importa se in questo modo restituiremo persone peggiori alla stessa società che richiede soggetti rieducati.

Ogni città ha il suo recinto?

Categorie carcere: 

di Daniele Villa Ruscelloni/Alle porte di Bologna, in un quadrilatero periferico, sorge un recinto, chiamato castigo, un luogo nel quale vengono confinate le persone colpevoli di aver sbagliato. In questo ampio recinto c’è tuttavia tanto movimento di persone esterne, che in questo castigo lavorano quotidianamente o semplicemente portano conforto ai loro abitanti temporanei, mettendo a disposizione degli “ultimi” che ne sono interessati il loro tempo e le loro conoscenze. Seppur l’apparenza tetra del luogo non stimola a dovere coloro che vi entrano e ci vivono, c’è da riconoscere che il reci

Sorveglianza dinamica: per una detenzione diversa

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di effedie/Spesso si parla di riforma del sistema carcerario e della necessità di fare un vero passo avanti rispetto alle attuali condizioni, ma obiettivi e aspettative, si differenziano a seconda del punto di osservazione del problema. Le riforme sono necessarie qualora istituzioni e organismi necessitano di un mutamento. Le modifiche sono determinate dalle condizioni di vita che cambiano, dalla necessità di un miglioramento, dai risultai della ricerca che studia gli effetti dell'applicazione delle diverse metodologie.

Ulisse si è fermato a Modena

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di Pasquale Antonio Acconciaioco/A soli 40 chilometri di distanza da Bologna, e più precisamente nella Casa Circondariale di Modena “Sant’Anna”, i detenuti respirano un’altra realtà. Da ottobre 2014, infatti, è attivo un progetto sperimentale “Ulisse” rivolto ai detenuti della Prima Sezione. Ha come obiettivo quello di dare un senso alla loro detenzione.

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