martedì 26 set 2017
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Il Vescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ha visitato la redazione di “Ne vale la pena”

La redazione di “Ne Vale la pena”, giornale del carcere Dozza di Bologna, della quale fanno parte detenuti, volontari dell’Associazione “il Poggeschi per il carcere” e p. Marcello Matté, dehoniano, il 16 giugno ha avuto il piacere di intervistare il vescovo della città felsinea, mons. Matteo Maria Zuppi, il quale cordialmente ha accettato l’invito che il gruppo gli aveva rivolto qualche settimana prima, conoscendone l’attenzione e la sensibilità per le persone che vivono la condizione della carcerazione.

La dignità imprigionata

di Nicola Rabbi/Le carceri italiane anche se non sono più sovraffollate come qualche mese fa - e questo per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea - rimangono comunque un luogo non pensato e organizzato per rieducare un detenuto, ma un luogo per tenerlo semplicemente separato dalla società civile, in una sorta di limbo dove il tempo non passa mai e dove si perde il senso delle cose.

Un problema chiamato carcere: la sicurezza la primo posto!

Categorie carcere: 

di Marco Baldi/Il timore è che l’applicazione di tali misure possa ridurre il controllo sociale sulla devianza e quindi sulla sicurezza dei cittadini. Il ricorso al carcere serve a liberarsi, a non vedere, cittadini scomodi, levati dalla strada e rinchiusi in una discarica sociale. Non importa se in questo modo restituiremo persone peggiori alla stessa società che richiede soggetti rieducati.

Un problema chiamato carcere: la sicurezza la primo posto!

Categorie carcere: 

di Marco Baldi/Il timore è che l’applicazione di tali misure possa ridurre il controllo sociale sulla devianza e quindi sulla sicurezza dei cittadini. Il ricorso al carcere serve a liberarsi, a non vedere, cittadini scomodi, levati dalla strada e rinchiusi in una discarica sociale. Non importa se in questo modo restituiremo persone peggiori alla stessa società che richiede soggetti rieducati.

La cella dei miei sogni

Categorie carcere: 

di Valerio de Fazio/Premesso che non si tratta di un titolo horror, questo breve testo è stato pensato per coloro, ahi loro, che non hanno potuto, seppur per brevi periodi, usufruire di questa mirabile opera dell’architettura civile. Il nome cella è ormai obsoleto perché come già ricordato dall’illustre sociologo Daniele, nostro collega di redazione, l’attuale denominazione esatta è «stanza di pernottamento». Tutto ciò è dovuto alla profonda intuizione del DAP (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) che così ha voluto reinventare alcuni modi di dire del gergo penitenziario.

Lo Stato di diritto vale anche per Totò Riina

Daniele Villa Ruscelloni/Era il 15 gennaio del 1993 quando il Capitano Ultimo e i suoi uomini arrestarono il capo della mafia, Totò Riina, dopo una latitanza durata ventiquattro anni. Il boss di Cosa Nostra, ormai 86enne, è affetto da una duplice neoplasia renale, una grave cardiopatia e da una situazione neurologica altamente compromessa.

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