domenica 19 nov 2017
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Il Vescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ha visitato la redazione di “Ne vale la pena”

La redazione di “Ne Vale la pena”, giornale del carcere Dozza di Bologna, della quale fanno parte detenuti, volontari dell’Associazione “il Poggeschi per il carcere” e p. Marcello Matté, dehoniano, il 16 giugno ha avuto il piacere di intervistare il vescovo della città felsinea, mons. Matteo Maria Zuppi, il quale cordialmente ha accettato l’invito che il gruppo gli aveva rivolto qualche settimana prima, conoscendone l’attenzione e la sensibilità per le persone che vivono la condizione della carcerazione.

La dignità imprigionata

di Nicola Rabbi/Le carceri italiane anche se non sono più sovraffollate come qualche mese fa - e questo per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea - rimangono comunque un luogo non pensato e organizzato per rieducare un detenuto, ma un luogo per tenerlo semplicemente separato dalla società civile, in una sorta di limbo dove il tempo non passa mai e dove si perde il senso delle cose.

Un problema chiamato carcere: la sicurezza la primo posto!

Categorie carcere: 

di Marco Baldi/Il timore è che l’applicazione di tali misure possa ridurre il controllo sociale sulla devianza e quindi sulla sicurezza dei cittadini. Il ricorso al carcere serve a liberarsi, a non vedere, cittadini scomodi, levati dalla strada e rinchiusi in una discarica sociale. Non importa se in questo modo restituiremo persone peggiori alla stessa società che richiede soggetti rieducati.

Un problema chiamato carcere: la sicurezza la primo posto!

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di Marco Baldi/Il timore è che l’applicazione di tali misure possa ridurre il controllo sociale sulla devianza e quindi sulla sicurezza dei cittadini. Il ricorso al carcere serve a liberarsi, a non vedere, cittadini scomodi, levati dalla strada e rinchiusi in una discarica sociale. Non importa se in questo modo restituiremo persone peggiori alla stessa società che richiede soggetti rieducati.

Ulisse si è fermato a Modena

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di Pasquale Antonio Acconciaioco/A soli 40 chilometri di distanza da Bologna, e più precisamente nella Casa Circondariale di Modena “Sant’Anna”, i detenuti respirano un’altra realtà. Da ottobre 2014, infatti, è attivo un progetto sperimentale “Ulisse” rivolto ai detenuti della Prima Sezione. Ha come obiettivo quello di dare un senso alla loro detenzione.

Domandina o modulo di richiesta rimane sempre un'odissea

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di Sergio Ucciero/Ci sono cose che nella storia sono dei veri e propri crocevia, dei crinali di quelli che ti fanno dire che c’era un prima e un dopo. E quando vivi questi momenti non puoi non provare una certa emozione perché un giorno potrai dire: io c’ero. Come credo sappiano coloro che ci leggono da qualche tempo, in carcere, ogni richiesta, dalla più banale, tipo ricevere un paio di calzini che giacciono flosci in magazzino, all’istanza per avere un permesso premio o un colloquio con il Magistrato di Sorveglianza, tutto passa attraverso la compilazione della domandina.

Una biblioteca della Dozza parlerà al mondo per un possibile carcere diverso

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di Luciano Conti/A fine settembre è stata inaugurata la “Biblioteca Massimo Pavarini” nella Sezione penale della Casa circondariale di Bologna. Un dono che il giurista aveva pianificato prima della sua morte, avvenuta nel 2015, e che ha portato avanti la moglie, Pirchia Schildkraut. La biblioteca è costituita da una raccolta di 2500 volumi, di cui 300 non reperibili in altre biblioteche italiane o europee. Tutto il materiale è visibile nel Sistema bibliotecario dell’università ed è accessibile anche agli esterni del carcere.

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