martedì 22 gen 2019
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Il Vescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ha visitato la redazione di “Ne vale la pena”

La redazione di “Ne Vale la pena”, giornale del carcere Dozza di Bologna, della quale fanno parte detenuti, volontari dell’Associazione “il Poggeschi per il carcere” e p. Marcello Matté, dehoniano, il 16 giugno ha avuto il piacere di intervistare il vescovo della città felsinea, mons. Matteo Maria Zuppi, il quale cordialmente ha accettato l’invito che il gruppo gli aveva rivolto qualche settimana prima, conoscendone l’attenzione e la sensibilità per le persone che vivono la condizione della carcerazione.

La dignità imprigionata

di Nicola Rabbi/Le carceri italiane anche se non sono più sovraffollate come qualche mese fa - e questo per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea - rimangono comunque un luogo non pensato e organizzato per rieducare un detenuto, ma un luogo per tenerlo semplicemente separato dalla società civile, in una sorta di limbo dove il tempo non passa mai e dove si perde il senso delle cose.

Un problema chiamato carcere: la sicurezza la primo posto!

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di Marco Baldi/Il timore è che l’applicazione di tali misure possa ridurre il controllo sociale sulla devianza e quindi sulla sicurezza dei cittadini. Il ricorso al carcere serve a liberarsi, a non vedere, cittadini scomodi, levati dalla strada e rinchiusi in una discarica sociale. Non importa se in questo modo restituiremo persone peggiori alla stessa società che richiede soggetti rieducati.

Un problema chiamato carcere: la sicurezza la primo posto!

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di Marco Baldi/Il timore è che l’applicazione di tali misure possa ridurre il controllo sociale sulla devianza e quindi sulla sicurezza dei cittadini. Il ricorso al carcere serve a liberarsi, a non vedere, cittadini scomodi, levati dalla strada e rinchiusi in una discarica sociale. Non importa se in questo modo restituiremo persone peggiori alla stessa società che richiede soggetti rieducati.

Un digiuno contro l’ergastolo

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di Paolo Messina/La condanna all’ergastolo, se inflitta per reati che prevedono l’ostatività, e quindi l’impossibilità di ottenimento dei benefici, non dà via di scampo ponendo il condannato in una condizione di “morte civile”, da cui guarderà passare la vita senza alcuna speranza e senza alcuna attesa di un futuro migliore.

Ogni 10 dicembre, in occasione dell’anniversario della dichiarazione ONU dei Diritti Umani, è stato indetto il quarto digiuno nazionale, con adesione di detenuti ergastolani e non, contro la condanna al “fine pena mai”. 

Ergastolo: una morte bevuta a gocce

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di Filippo Milazzo/Migliaia di detenuti ed ergastolani di tutta Italia hanno aderito allo sciopero della fame affinché l’ergastolo, la pena di morte che dura una vita, venga cancellato per sempre dal nostro ordinamento giuridico. Questa iniziativa si è svolta lunedì 10 dicembre, in occasione del settantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani. Una data scelta non a caso.

Una visita Costituzionale

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di Gianluca Vailini/Lo scorso 3 novembre si è tenuto, presso il carcere di Bologna, un incontro con l'ex Magistrato della Corte Costituzionale ed ex Ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick, cui hanno potuto prendere parte numerosi detenuti, provenienti dalle varie sezioni dell'istituto. L'evento, in concomitanza con il viaggio nelle carceri dell'attuale Corte Costituzionale, è stato presentato dalla Direttrice Claudia Clementi e dal Prof.

E una volta fuori?

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di Daniele Villa Ruscelloni/Uscire dopo tanti anni di detenzione non è facile. Uscirne in una condizione psicofisica stabile, è una fortuna in quanto in carcere per lo più si deve soccombere, non potendo manifestare quasi mai l’essere persona. E per me il primo desiderio è proprio tornare a essere persona e tornare in libertà, ai miei affetti il più possibile migliorato e riflessivo, dopo aver toccato il fondo.

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