lunedì 10 dic 2018
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L’informazione disinformata sugli stranieri in italia

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di Luciano Conti/I dati riguardanti la percezione della presenza degli stranieri in Italia confermano che l’informazione è spesso fuorviante, o quantomeno insufficiente e inadeguata. In un recente articolo sul Corriere della Sera, trattando l’argomento del sovraffollamento carcerario in rapporto alla presenza degli spacciatori, Gianantonio Stella ha riportato le risultanze di un sondaggio Ipsos a livello nazionale, che misura la percezione che gli italiani hanno della presenza di immigrati sul territorio nazionale e nei penitenziari del paese.

La mia storia

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di Abdelaziz Cherouaki / Il mio piccolo paesino, Tata, in Marocco, è composto da centottanta o duecento persone. Quando ci vivevo io negli anni Ottanta e Novanta vi erano soltanto cento abitanti ed abitavamo nelle case vecchie dei nostri nonni e bisnonni. Queste non avevano la forma delle case che noi vediamo adesso: erano come dei castelli giganti e avevano delle porte molto grandi; la loro serratura era fatta di un ferro strano e avevano delle maniglie diverse da quelle di adesso. Ci volevano almeno due persone per chiudere ed aprire quelle porte enormi.

Liberi di pregare

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A partire dall’articolo apparso sulla testata Piazza Grande in merito alla proposta della Garante regionale dei detenuti, Avvocato Desi Bruno, di rendere istituzionale la presenza degli imam nelle carceri, in redazione abbiamo sviluppato una vivace riflessione. Ecco il punto di vista di Osvaldo Broccoli

Integrazione si, integralismo no

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di Domenico Bottari Come si sa, la presenza degli stranieri al carcere della Dozza è maggioritaria -circa il 58%- e, fra tutti, è maggioritaria la presenza degli arabi, in primis coloro che provengono da Marocco e Tunisia. A contatto quotidiano con loro, si ha modo di osservare i loro usi e costumi, il loro pensiero in materia religiosa, la loro concezione dei rapporti umani, le loro idee politiche e le loro convinzioni morali su ciò che deve essere e su ciò che non deve essere ammesso.

Numericamente diversi

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di Marco Baldi/ Una delle ragioni per cui i detenuti musulmani si trovano a maggioranza nel nord d’Italia è riconducibile al fatto che vi risiedano, vista l’industrializzazione dell’area. Tuttavia, la maggior parte dei detenuti islamici, non ha famiglia in Italia, ma solo amici che spesso si dileguano al momento della carcerazione, per non essere implicati nelle conseguenti indagini della polizia giudiziaria, e vive con modeste possibilità economiche, finendo per non rispettare i propri dettami religiosi.

L'identità etnico-religiosa

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di Marco Baldi Per identità si intende l’adesione e la condivisione di un tratto culturale da parte di un individuo o di un gruppo sociale.Un concetto molto semplice e immediato, che però ha originato non pochi dibattiti tra sociologi, psicologi e antropologi.

Convivere con gli stranieri in carcere

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di Gianmarco Borrelli Prima di vivere questa triste esperienza che è il carcere, già conoscevo e frequentavo alcuni stranieri, in particolare sudamericani; alcuni divennero anche buoni amici. Ma è solo varcando le porte del carcere che conobbi bene persone di nazionalità diversa dalla mia; è  la convivenza forzata in uno spazio così angusto come una cella di 4 per 3 metri quadri, e lo stare insieme 24 ore al giorno per tanto tempo che ti fa conoscere a fondo una persona.

I vantaggi e i limiti dell’integrazione

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Francesco Carrubba/L’emigrazione, si sa’, è un fenomeno vecchio quanto il genere umano ed è sempre destinato ad esistere a causa delle differenze fisiche della Terra.Così come ad es. i vichinghi nella loro epoca, si spostavano dal nord Europa verso il Sud per trovare terre più fertili e clima più temperato, così assistiamo anche al giorno d’oggi, ad un grandissimo numero di persone che si spostano da Sud a Nord o da Est a Ovest per trovare condizioni migliori di vita.

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