venerdì 14 dic 2018
banner 5x1000 1 di 5

Solitudine in carcere/Storia di una gabbia

Categorie carcere: 

di Filippo Milazzo/La solitudine è una condizione a volte cercata, ma a volte è una gabbia che ci porta via la vita.  Sono stato quasi sempre solo, non per mia scelta, ma per varie cause che hanno segnato la mia esistenza.
Sin da ragazzo non ho avuto la famiglia che ognuno potrebbe desiderare. Dopo la morte di mia madre sono stato messo in istituto per decisione del tribunale, dal momento che mio padre non poteva tenermi con sé e che nessuno dei parenti da parte di madre era disposto ad occuparsi di me.

Il Vescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ha visitato la redazione di “Ne vale la pena”

La redazione di “Ne Vale la pena”, giornale del carcere Dozza di Bologna, della quale fanno parte detenuti, volontari dell’Associazione “il Poggeschi per il carcere” e p. Marcello Matté, dehoniano, il 16 giugno ha avuto il piacere di intervistare il vescovo della città felsinea, mons. Matteo Maria Zuppi, il quale cordialmente ha accettato l’invito che il gruppo gli aveva rivolto qualche settimana prima, conoscendone l’attenzione e la sensibilità per le persone che vivono la condizione della carcerazione.

La dignità imprigionata

di Nicola Rabbi/Le carceri italiane anche se non sono più sovraffollate come qualche mese fa - e questo per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea - rimangono comunque un luogo non pensato e organizzato per rieducare un detenuto, ma un luogo per tenerlo semplicemente separato dalla società civile, in una sorta di limbo dove il tempo non passa mai e dove si perde il senso delle cose.

“In carcere, come si pensa alle donne?”

Categorie carcere: 

di Gennaro Paone/Ogni detenuto ha la propria storia sentimentale e un proprio pensiero sulle donne, che siano madri, sorelle, mogli, amanti o fidanzate. Qualunque detenuto cerca di mantenere vivi i rapporti con loro avvalendosi di quanti più mezzi riesce ad avere a disposizione, che siano colloqui, telefonate o lettere postali.

Ne è proprio sicuro?

di Gianluca Vallini/Cercherò, in quest'articolo, di rispondere brevemente ad almeno qualcuno dei punti toccati dall'intervista rilasciata da Francesco Basentini, nuovo capo del Dap, a Valentina Stella de “Il Dubbio” il 15 settembre scorso. Cercherò, soprattutto, di rispondere dal punto di vista di chi il mondo del carcere lo vive quotidianamente, anche se “dall'altra parte della barricata”. Se da un lato infatti

Cosa dire ai figli/Dire o non dire

di Maurizio Bianchi/Premesso che non ho avuto la fortuna di essere padre, poiché mia moglie ha perso in gravidanza il nostro bambino per ben tre volte, credo che il mestiere del genitore sia il più difficile del mondo. Molti prendono spunti dai propri genitori, da come loro si sono comportati nei nostri confronti e anche se abbiamo avuto la fortuna di avere ottimi esempi non è mai facile. E’ tutto ancora più difficile per un genitore che è stato privato della libertà e vive in carcere, senza poter vivere il giorno per giorno con i suoi figli.

Cosa dire ai figli/Un giorno capirai

di Massimo Pappalardo/Sono nato e cresciuto in una famiglia semplice, una famiglia con dei sani principi: senso del dovere, onestà, rispetto di sé e degli altri. Non posso dire di non aver avuto una guida, un buon esempio da seguire: papà, grande lavoratore, si spaccava la schiena per mandare avanti la famiglia, mentre mamma era dedita alla cura dei figli e della casa. Sono sempre stato orgoglioso della mia famiglia; infatti costruire una famiglia come quella in cui sono cresciuto è sempre stato il mio sogno fin da ragazzo.

Cosa dire ai figli/Parliamoci chiaro

di Filippo Milazzo/Quando un padre è in carcere e ha dei figli piccoli o adolescenti, la scelta di dire la verità o di tenerla celata è molto difficile soprattutto pensando al bene dei bambini e all’importanza del rapporto con i genitori.

La decisione di dire bugie e, di conseguenza, di vivere di sotterfugi risponde all’esigenza di tutelare l’equilibrio dei figli, di evitare loro dispiaceri e di non farli sentire diversi dai coetanei, o deriva piuttosto dal bisogno di evitare il giudizio e dare spiegazioni?

"I ragazzi del Gemelli" e i ragazzi della Dozza

di Daniele Villa Ruscelloni/Da tempo mi soffermo con interesse su un reportage intitolato “I ragazzi del Gemelli”, nel quale vengono raccontate le storie di ragazzi e bimbi, anche piccolissimi, affetti da malattie gravi, come la leucemia e varie altre forme tumorali.
Ciò che soprattutto colpisce in queste drammatiche storie è la voglia e la forza di vivere, l’affrontare la malattia con coraggio, nonostante l’immensa sofferenza e la paura.

Pagine

Top