giovedì 21 giu 2018
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Solitudine in carcere/Storia di una gabbia

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di Filippo Milazzo/La solitudine è una condizione a volte cercata, ma a volte è una gabbia che ci porta via la vita.  Sono stato quasi sempre solo, non per mia scelta, ma per varie cause che hanno segnato la mia esistenza.
Sin da ragazzo non ho avuto la famiglia che ognuno potrebbe desiderare. Dopo la morte di mia madre sono stato messo in istituto per decisione del tribunale, dal momento che mio padre non poteva tenermi con sé e che nessuno dei parenti da parte di madre era disposto ad occuparsi di me.

Il Vescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ha visitato la redazione di “Ne vale la pena”

La redazione di “Ne Vale la pena”, giornale del carcere Dozza di Bologna, della quale fanno parte detenuti, volontari dell’Associazione “il Poggeschi per il carcere” e p. Marcello Matté, dehoniano, il 16 giugno ha avuto il piacere di intervistare il vescovo della città felsinea, mons. Matteo Maria Zuppi, il quale cordialmente ha accettato l’invito che il gruppo gli aveva rivolto qualche settimana prima, conoscendone l’attenzione e la sensibilità per le persone che vivono la condizione della carcerazione.

La dignità imprigionata

di Nicola Rabbi/Le carceri italiane anche se non sono più sovraffollate come qualche mese fa - e questo per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea - rimangono comunque un luogo non pensato e organizzato per rieducare un detenuto, ma un luogo per tenerlo semplicemente separato dalla società civile, in una sorta di limbo dove il tempo non passa mai e dove si perde il senso delle cose.

"I ragazzi del Gemelli" e i ragazzi della Dozza

di Daniele Villa Ruscelloni/Da tempo mi soffermo con interesse su un reportage intitolato “I ragazzi del Gemelli”, nel quale vengono raccontate le storie di ragazzi e bimbi, anche piccolissimi, affetti da malattie gravi, come la leucemia e varie altre forme tumorali.
Ciò che soprattutto colpisce in queste drammatiche storie è la voglia e la forza di vivere, l’affrontare la malattia con coraggio, nonostante l’immensa sofferenza e la paura.

Solitudine in carcere/Una condizione inaccettabile

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di Daniele Villa Ruscelloni/C’è chi dissimula, per non mostrarsi debole, ma tutti dobbiamo fare i conti con la solitudine, così umana, ma anche così pesante da sostenere in detenzione. Fra queste mura c’è anche chi non riesce a trattenere il disagio, ed espone la sua sofferenza, chiudendosi in se stesso o compiendo gesti che rivelano disperate richieste di attenzione.
C’è chi fatica a vivere se si sente totalmente solo. La solitudine può essere un abito appiccicato sulla pelle, o peggio, una condizione dolorosa come la peste.

Solitudine in carcere Una pena aggiuntiva.

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Daniele Villa Ruscelloni/Non siamo i soli a essere soli: l’esclusione sociale è l’anticamera della solitudine per tanti uomini e tante donne che subiscono l’ingiustizia del pregiudizio. A volte ricerchiamo la solitudine volontariamente, come un desiderato stato di benessere, in cui è concesso tastare i nostri bisogni e le nostre riflessioni senza alcun condizionamento esterno.
Al contrario a volte la solitudine è imposta da incomprensibili dinamiche sociali, come accade quando si verificano dinamiche di esclusione umana di ogni genere.

Solitudine in carcere/Soli anche in mezzo agli altri

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di Francesco Panzavolta/La solitudine non sempre è una condizione negativa: se assimilata e accettata può rafforzare il carattere insegnandoti a stare bene con te stesso, a fare i conti su di te, a maturare. Sono convinto che chi riesce a stare bene da solo sta bene anche in compagnia, e a proposito mi sono sempre detto “non cercare una compagna con cui dividere la vita se non hai una vita da dividere con una compagna”.

Solitudine in carcere/Le due facce del problema

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di Agostino Fasulo/La solitudine dietro le sbarre ha una doppia faccia, come il segno dei gemelli: una buona e una cattiva. La cattiva, che ti entra nel corpo e nella mente, la vivono soprattutto quelli che sono qui ma sono anche soli al mondo, perché non hanno una famiglia che li possa aiutare, anche solo scrivendo una semplice lettera per sostenerli moralmente. Chiusi qui, senza nessun affetto fuori, la solitudine la vivi veramente, e i più deboli cadono con facilità in quel grande buco senza fondo che si chiama depressione.

Sogno o son desto

di Carlo Zangheri/Caro amico ti scrivo per dirti che mi è capitata una cosa strana ma piacevole al raggiungimento del sessantesimo anno di età; mi hanno dato un premio alla carriera, una lunga vacanza in un hotel a 5 stelle; pensa che culo! Una fortuna inaspettata, anche se al mio arrivo più che un albergo mi sembrava un ricovero di anime perse o pensionati alla ricerca di nuove emozioni – speriamo bene.

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