domenica 26 feb 2017
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"Ne vale la pena" periodico dal carcere della Dozza

Un laboratorio di giornalismo dentro al carcere bolognese. Ogni martedì dal marzo del 2012 una redazione composta da detenuti e volontari s'incontra per parlare della condizione carceraria vista questa volta dall'interno

  • Giustizia riparativa/La sfida etica della riconciliazione fra autore e vittima del reato

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    Alcune settimane fa è apparsa sulla stampa la notizia che in Olanda le carceri chiudono per mancanza di detenuti. In Italia invece le carceri sono sempre piene e la recidiva è altissima, basti questo a far riflettere come nel nostro paese persista, grave, e non adeguatamente affrontato, il problema del sistema penitenziario.

  • "Io sono innocente"

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    di Daniele Villa Ruscelloni/Nelle ultime settimane sto guardando una trasmissione televisiva intitolata “Io sono innocente”, in cui viene raccontato il travaglio giudiziario di persone condannate ingiustamente, perché poi risultate completamente estranee ai reati di cui erano state imputate. Mi colpisce molto vedere cosa hanno dovuto passare. Io sono colpevole dei reati e accetto la condanna che la giustizia mi ha inflitto. Ho vissuto anch’io il momento traumatico dell’arresto, ma sapevo che ciò che mi stava accadendo era la conseguenza di atti realmente commessi.

  • Il vescovo, la città, il carcere

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    di Osvaldo Broccoli/Un incontro importante quello che mercoledì 1° febbraio ha visto coinvolti i detenuti della sezione Penale con il vescovo Matteo Zuppi. Dopo le parole da parte del cappellano, padre Marcello, il vescovo ha tenuto a precisare che "Siamo parte di una Chiesa che s’interroga soprattutto alla luce del Congresso eucaristico … che ha come filo conduttore le parole di Gesù ai discepoli nell’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci: 'Voi stessi date loro da mangiare'".

  • E adesso che faccio?

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    di Pasquale Acconciaioco/Dopo tanti anni il ricordo delle sensazioni provate all’inizio della detenzione, solo in un mondo tutto nuovo. Se si pensa al carcere senza esserci mai stati, forse la prima cosa cui si pensa è proprio la solitudine, presupponendo che sia un ambiente pieno di persone cattive e di bande di criminali in cui sia difficile sopravvivere. Questo più o meno pensavo quando fui arrestato la prima volta. Nel viaggio dalla questura alla Dozza mi chiedevo come avrei dovuto comportarmi una volta dentro.

  • Conta su te stesso

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    di Bledar Shehi/La vita spesso ci chiede di far leva anzitutto sulle nostre capacità, sulle facoltà che ciascuno ha il dovere di sviluppare, sempre più. Dio ci ha dato gli strumenti per questo “lavoro”, per il quale è necessario contare su se stessi e cercare sempre la condizione più favorevole per migliorare, e per essere aiutati a uscire dalle difficoltà. Nessuno, in un certo senso, parte nel cammino della vita con un’anima fatta, definita, completa; c’è richiesto un lavoro su noi stessi per definire e completare la nostra personalità e la nostra forza interiore.

  • Ho respirato CO2, ho respirato musica

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    di Daniele Villa Ruscelloni/Alla presentazione del progetto CO2 abbiamo respirato musica! E potremo farlo ancora utilizzando gli i-pad disponibili in biblioteca, per ascoltarci dentro, aiutati dalle vibrazioni della musica, potendo vivere momenti tutti nostri dedicandoci a noi stessi, con l’obiettivo di ricercare il benessere psico fisico, così difficile da sperimentare nella vita di detenzione.

  • Il suono del carcere: un contrappunto cacofonico

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    di Sergio Ucciero/Quando si pensa al carcere spesso l'idea che si fa chi non c'è mai stato, è quello di un luogo silenzioso, dove i detenuti sono nelle celle a meditare sugli errori commessi, sui famigliari, sugli amici, forse alle vittime dei propri gesti, insomma un lungo dove poter trovare la quiete che spinge al raccoglimento e alla riflessione.
    Niente di più lontano dalla realtà.
    Il carcere è un luogo rumoroso, dove tutti urlano, detenuti e assistenti e le cui grida rimbombano nei corridoi delle sezioni disarredate propagandosi in echi che scuotono il sistema nervoso.

  • Ergastolo: la fine e il fine della pena

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    di Marcello Mattè (*)/ "Chi sbaglia è giusto che paghi, ma paghi per una pena dignitosa e umana»: sono le parole di Gaetano, detenuto presso il carcere di Padova. È uno dei 1.687 “uomini ombra” che riportano scritto sul proprio fascicolo «Fine pena: mai». Partecipa alla redazione di Ristretti orizzonti, il periodico del carcere Due Palazzi, che ha organizzato il convegno «Contro la pena di morte viva per il diritto a una fine pena che non uccida la vita».

  • Solitudine in carcere/Storia di una gabbia

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    di Filippo Milazzo/La solitudine è una condizione a volte cercata, ma a volte è una gabbia che ci porta via la vita.  Sono stato quasi sempre solo, non per mia scelta, ma per varie cause che hanno segnato la mia esistenza.
    Sin da ragazzo non ho avuto la famiglia che ognuno potrebbe desiderare. Dopo la morte di mia madre sono stato messo in istituto per decisione del tribunale, dal momento che mio padre non poteva tenermi con sé e che nessuno dei parenti da parte di madre era disposto ad occuparsi di me.

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