sabato 23 set 2017
banner 5x1000 1 di 5

"Ne vale la pena" periodico dal carcere della Dozza

Un laboratorio di giornalismo dentro al carcere bolognese. Ogni martedì dal marzo del 2012 una redazione composta da detenuti e volontari s'incontra per parlare della condizione carceraria vista questa volta dall'interno

  • L’economia della ciambella

    Categorie carcere: 

    di Luciano Conti/La bolla finanziaria del 2008 che ha causato, partendo dagli Stati Uniti, una delle più grandi crisi economiche mondiali di cui stiamo ancora patendo le conseguenze, ha messo ancora una volta in evidenza, in maniera lampante, l’incapacità degli economisti di prevedere fenomeni di questo genere.

    Nello stesso tempo ha reso ancora più stridente la fondatezza e i limiti delle teorie economiche fino a oggi consolidate e spacciate quasi come sacralità scientifica.

  • La cella dei miei sogni

    Categorie carcere: 

    di Valerio de Fazio/Premesso che non si tratta di un titolo horror, questo breve testo è stato pensato per coloro, ahi loro, che non hanno potuto, seppur per brevi periodi, usufruire di questa mirabile opera dell’architettura civile. Il nome cella è ormai obsoleto perché come già ricordato dall’illustre sociologo Daniele, nostro collega di redazione, l’attuale denominazione esatta è «stanza di pernottamento». Tutto ciò è dovuto alla profonda intuizione del DAP (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) che così ha voluto reinventare alcuni modi di dire del gergo penitenziario.

  • Ci vuole un fisico bestiale..

    Categorie carcere: 

    di Il Betto/Nel carcere della Dozza mancano un insegnante di educazione fisica e un opuscolo ginnico. Quindi, se vuoi avere un fisico scolpito, creati un programma di allenamento. Come si suol dire: “Mens sana in corpore sano!” Insomma, bisogna correre e fare esercizi a corpo libero come flessioni, addominali e piegamenti. Se vuoi crearti dei pesi, basta prendere delle bottiglie d’acqua, piuttosto che una bottiglia di ammorbidente “Coccolino”. Vedrai che se ti alleni tutti i giorni, la tua impalcatura migliorerà eccome!

  • Coro Papageno: un biennio fra concerti e film

    Categorie carcere: 

    di effedie/Sabato 17 giugno si è tenuto il concerto aperto al pubblico del “Coro Papageno” (che è parte dell’associazione Mozart 14) alla casa circondariale di Bologna. Diventato un appuntamentoannuale e a cui, data l’eccezionalità, partecipano anche esponenti istituzionali, il concerto ha suscitato l’entusiasmo del pubblico, il cui coinvolgimento emozionale ha messo in evidenza come il coro, pur nelle oggettive difficoltà, sia cresciuto artisticamente.

  • Una società inghiottita dalla tecnologia

    Categorie carcere: 

    di Pasquale Antonio Acconciaioco/Viviamo in una società ormai dominata dalla tecnologia, che sta profondamente rivoluzionando il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarci con gli altri. Questa rapida evoluzione tecnologica comporta un ripensamento del concetto di lavoro come lo intendiamo. Basti pensare alle macchine robotiche che stanno sempre più spesso sostituendo gli operai nelle fabbriche.

  • Responsabilità: tra comprensione e giustificazione

    Categorie carcere: 

    di Sergio Ucciero/Quanto comprendere e/o giustificare incidono sul senso di responsabilità dei singoli? Il comprendere implica di per sé il giustificare? Sono due sentimenti simili o del tutto diversi? Il tema apre una riflessione delicata che coinvolge aree differenti del sentire umano e che, forse, deve partire proprio dalla necessità di distinguere le due evenienze; evenienze che creano un legame ambiguo fra chi le offre e chi le riceve.

  • Il malessere psicologico del detenuto

    Categorie carcere: 

    di Daniele  Villa Ruscellon/Quali effetti comporta una lunga detenzione nei confronti di una persona detenuta a livello cognitivo, psicologico e intrinseco della personalità?  Il Professor Veronesi, oncologo di fama internazionale esaminò i danni che una lunga carcerazione poteva provocare sul sistema neurologico e sui tratti della personalità delle persone recluse. Egli giunse alla conclusione che i soggetti privati della libertà, dopo sette anni ininterrotti di detenzione presentavano danni a livello neurologico e celebrale.

Pagine

Top