lunedì 27 mar 2017
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"Ne vale la pena" periodico dal carcere della Dozza

Un laboratorio di giornalismo dentro al carcere bolognese. Ogni martedì dal marzo del 2012 una redazione composta da detenuti e volontari s'incontra per parlare della condizione carceraria vista questa volta dall'interno

  • Dodici ore di “silenzio chiassoso”: il racconto di un normale giorno di detenzione

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    di Pasquale Acconciaioco/Nel corso degli ultimi anni qualcosa è cambiato nella quotidianità del carcere, coinvolgendo sia le persone detenute che gli agenti di polizia penitenziaria. Fino al 2014, le celle rimanevano chiuse quasi tutta la giornata, e, a parte le ore d’aria, dalle 9 alle 11,30 al mattino e dalle 13,30 alle 15,30 nel pomeriggio, le giornata si svolgeva tra le quattro mura scandite dalla solita monotonia: guardare la TV e chiacchierando o con il compagno di cella, o con il vicino, o con il “lavorante” (n.d.r.

  • La Responsabilità Sociale d’Impresa: un’opportunità in più per il lavoro penitenziario

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    di Roberto Cavalli/In una recente intervista della nostra redazione di Ne vale la pena, realizzata con Claudia Clementi, direttore della Casa circondariale di Bologna, è stato affrontato, tra gli altri, il tema del lavoro penitenziario, con tutte le problematiche legate alla sua scarsità e con tutti i suoi effetti positivi per il reinserimento, nella società libera, delle persone attualmente detenute.

  • L’adattamento del pesce pagliaccio

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    di Flavio Dell'Erba/Alcuni giorni fa mi è capitato di leggere, sulla rivista Svegliatevi! un curioso articolo sul pesce pagliaccio. Con i suoi colori bizzarri che ricordano quelli di un clown questo pesce sceglie di abitare in un luogo alquanto strano: i tentacoli velenosi dell’anemone. Perché quest'articolo mi ha colpito?

  • Maramao mica sei morto?

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    di Francesco Panzavolta/Ho appreso che oggi, venerdì 17 febbraio, è la giornata mondiale del gatto. A questo proposito, nell’istituto penitenziario Rocco d’Amato di Bologna, insieme ai detenuti del reparto penale, si trovano tre meravigliosi micetti, che di comune accordo con il mio “concellino” abbiamo battezzato con i nomi di Osvaldo, Feliciano e Rugio. Per diversi mesi ci siamo presi cura di loro, rifornendoli costantemente del cibo a noi avanzato e domandandoci quali orribili crimini avessero potuto commettere per trovarsi con noi in questa valle di lacrime.

  • Anestesia del reato ed eutanasia delle coscienze

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    di Sergio Ucciero/I richiami continui e accorati che si rincorrono nei convegni, nelle pubblicazioni e nelle dichiarazioni degli attori che, a vario titolo, si presentano sul palcoscenico della giustizia, sembrano non tenere in alcun conto l'urgenza della realtà a cui si rifanno: il sistema penitenziario di cui il carcere è solo uno degli strumenti, seppur il più drammaticamente concreto. Ma il carcere e il sistema penitenziario sono solo una delle espressione della cultura di un popolo che si fa nazione e Stato.

  • Giustizia riparativa/La sfida etica della riconciliazione fra autore e vittima del reato

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    Alcune settimane fa è apparsa sulla stampa la notizia che in Olanda le carceri chiudono per mancanza di detenuti. In Italia invece le carceri sono sempre piene e la recidiva è altissima, basti questo a far riflettere come nel nostro paese persista, grave, e non adeguatamente affrontato, il problema del sistema penitenziario.

  • "Io sono innocente"

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    di Daniele Villa Ruscelloni/Nelle ultime settimane sto guardando una trasmissione televisiva intitolata “Io sono innocente”, in cui viene raccontato il travaglio giudiziario di persone condannate ingiustamente, perché poi risultate completamente estranee ai reati di cui erano state imputate. Mi colpisce molto vedere cosa hanno dovuto passare. Io sono colpevole dei reati e accetto la condanna che la giustizia mi ha inflitto. Ho vissuto anch’io il momento traumatico dell’arresto, ma sapevo che ciò che mi stava accadendo era la conseguenza di atti realmente commessi.

  • Il vescovo, la città, il carcere

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    di Osvaldo Broccoli/Un incontro importante quello che mercoledì 1° febbraio ha visto coinvolti i detenuti della sezione Penale con il vescovo Matteo Zuppi. Dopo le parole da parte del cappellano, padre Marcello, il vescovo ha tenuto a precisare che "Siamo parte di una Chiesa che s’interroga soprattutto alla luce del Congresso eucaristico … che ha come filo conduttore le parole di Gesù ai discepoli nell’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci: 'Voi stessi date loro da mangiare'".

  • E adesso che faccio?

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    di Pasquale Acconciaioco/Dopo tanti anni il ricordo delle sensazioni provate all’inizio della detenzione, solo in un mondo tutto nuovo. Se si pensa al carcere senza esserci mai stati, forse la prima cosa cui si pensa è proprio la solitudine, presupponendo che sia un ambiente pieno di persone cattive e di bande di criminali in cui sia difficile sopravvivere. Questo più o meno pensavo quando fui arrestato la prima volta. Nel viaggio dalla questura alla Dozza mi chiedevo come avrei dovuto comportarmi una volta dentro.

  • Conta su te stesso

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    di Bledar Shehi/La vita spesso ci chiede di far leva anzitutto sulle nostre capacità, sulle facoltà che ciascuno ha il dovere di sviluppare, sempre più. Dio ci ha dato gli strumenti per questo “lavoro”, per il quale è necessario contare su se stessi e cercare sempre la condizione più favorevole per migliorare, e per essere aiutati a uscire dalle difficoltà. Nessuno, in un certo senso, parte nel cammino della vita con un’anima fatta, definita, completa; c’è richiesto un lavoro su noi stessi per definire e completare la nostra personalità e la nostra forza interiore.

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