Fino a poco tempo fa le statistiche si chiedevano quanti potessero essere i poveri in Italia, per poter eventualmente attuare azioni di welfare. Sempre più di frequente ci si trova invece a domandarsi: "Chi sono i poveri"? Cosa si intende per povertà? E' povero solo chi non ha i mezzi sufficienti per soddisfare i bisogni essenziali o ci sono "nuovi poveri", determinati da condizioni precarie di lavoro, da stipendi bassi, da costi della vita sempre più alti? La cosiddetta nuova povertà è reale o si tratta solo di percezioni di alcune persone in confronto a chi può permettersi più lussi?
Per analizzare questo fenomeno emergente che occupa sempre più spesso le pagine dei quotidiani, gli spazi dei talk show televisivi e le indagini di economia, abbiamo rivolto alcune domande a esperti del settore. Maurizio Bergamaschi, sociologo e ricercatore in "Sociologia dell'ambiente e del territorio" presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Bologna, illustra un quadro d'insieme della composizione della nuova povertà. Maura Fabbri, della Caritas di Bologna, racconta la fatica dei servizi pubblici a gestire il disagio. Infine con Francesco Errani, referente per le politiche sociali del Forum Welfare, si affronta appunto la nascita territoriale di questo Forum, voluto dal Partito Democratico per analizzare da vicino i bisogni sociali locali.
Le interviste sono scaturite da una rassegna stampa approfondita per aree tematiche e realizzata nel corso del 2008.
L'inchiesta è stata realizzata dalla redazione di BandieraGialla per conto di Volabo, il Centro di Servizio di Volontariato della Provincia di Bologna.
L'impoverimento economico ha conseguenze dirette sull'impoverimento sociale e culturale? Quali sono le principali tendenze nella composizione della popolazione "povera" della nostra città e provincia e che caratteristiche ha il profilo delle persone a rischio? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Bergamaschi, sociologo e ricercatore in "Sociologia dell'ambiente e del territorio" presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Bologna.
di Luca Stigliani
Quali sono i numeri e le principali tendenze nella composizione della popolazione "povera" della nostra città e provincia e che caratteristiche ha il profilo delle persone a rischio?
Una quantificazione del fenomeno risulta particolarmente problematica nella misura in cui non disponiamo di una definizione puntuale e condivisa della realtà che intendiamo misurare. Relativamente più semplice è l’individuazione delle tendenze emergenti che attraversano la nebulosa della povertà. In generale possiamo affermare, e su questo tutte le ricerche concordano, che accanto alla persistenza di sacche di povertà da tempo conosciute e che nel tempo tendono a riprodursi, da alcuni anni si registrano situazioni di impoverimento che presentano tratti del tutto inediti rispetto al passato. Con riferimento a questa seconda figura della povertà, è in particolare il processo di destabilizzazione degli stabili che caratterizza queste situazioni: biografie che hanno conosciuto un pieno inserimento sociale e una piena integrazione lavorativa che oggi si trovano a confrontarsi con l’incertezza di una condizione che li espone al rischio di un impoverimento più o meno estremo.
Nelle ricorrenti notizie di "crisi" che trascina nuove fasce verso lo stato di impoverimento, o di famiglie che non arrivano alla quarta settimana, ecc.. quando si parla di povertà si fa riferimento esclusivamente a capacità reddituali. Quali sono i parametri in uso nelle statistiche? Quelli economici sono gli unici? Non le sembra una limitazione non prendere in considerazione (almeno nel dibattito pubblico e politico) anche beni di altra natura(relazionali, culturali, ecc…)?
Le statistiche che annualmente vengono elaborate dall'ISTAT utilizzano, per quantificare la diffusione del fenomeno povertà, la soglia di povertà relativa (per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media procapite nel paese. Nel 2007 questa spesa è risultata pari a 986,35 euro mensili). Sia che si assumano i redditi o i consumi (familiari o individuali) per misurare la povertà (e su questo il dibattito è aperto), una sola dimensione viene privilegiata. I limiti di un approccio di questo tipo sono evidenti. Ad esempio, non vengono quantificate le risorse informali di cui una persona o una famiglia può eventualmente disporre, ma anche la presenza di una persona non autosufficiente all’interno di un nucleo familiare non rientra nella valutazione.
Sono aspetti rilevanti la provenienza geografica, l'area di residenza ed il livello culturale?
Le statistiche ufficiali su scala nazionale evidenziano che la provenienza geografica, l'area di residenza ed il livello culturale non sono irrilevanti, ma il dato nuovo sul quale è opportuno riflettere è la generalizzazione del rischio di impoverimento. Se ci sono soggetti maggiormente esposti a questo rischio, è altrettanto evidente che non vi sono percorsi biografici del tutto immuni da questa possibilità.
Vi è qualche analisi sulla percezione soggettiva di povertà rispetto a bisogni classificati come primari che non si riescono più a soddisfare pienamente (es. consumi prima ritenuti irrinunciabili ora vengono messi in stand-by)?
Oltre ai già ricordati rapporti annuali dell'ISTAT sulla povertà relativa in Italia, disponiamo anche di ricerche che misurano la cosiddetta povertà soggettiva, ovvero il sentirsi poveri. Al di là di alcune perplessità metodologiche sulla realizzazione di queste stime, emerge un dato sul quale forse è opportuno riflettere. Se vi sono individui che si percepiscono poveri e il loro reddito è effettivamente al di sotto della soglia di povertà, ve ne sono altri che pur collocandosi al di sopra di questa soglia si percepiscono comunque come poveri, e altri individui ancora che al di sotto della soglia di povertà non si percepiscono come poveri.
L'impoverimento economico ha conseguenze dirette sull'impoverimento sociale e culturale? (vedi contrazione dei consumi culturali). E con quali tempi si possono verificare? Viceversa l'impoverimento economico può forzare la ricerca di reti di sostegno più allargate e quindi produrre un arricchimento relazionale e sociale?
Le varie dimensioni nella biografia di un individuo sono correlate, ma evidentemente non in modo meccanico e deterministico. Ciò che mi sembra meriti attenzione è il vissuto quotidiano della povertà, in particolare in coloro che per la prima volta sono chiamati a confrontarsi con questa condizione. Il silenzio e il ripiegamento nel privato sono le reazioni che sempre più frequentemente si osservano. Questo non solo non favorisce ma ostacola la strutturazione di nuove relazioni a partire da questa condizione. La povertà viene vissuta come una "questione privata", estranea alla sfera pubblica. Riportare al centro della sfera pubblica queste condizioni di deprivazione è la sfida a cui siamo tutti chiamati.
Secondo il rapporto Caritas 2008, il tredici per cento degli italiani vive con meno di 500-600 euro al mese, ed è considerato quindi sotto la soglia di povertà. I nuovi poveri aumentano e i servizi pubblici faticano a gestire il disagio. Ne abbiamo parlato con Maura Fabbri della Caritas di Bologna.
di Luisa Begani
C'è stato un aumento della povertà? In base alla vostra esperienza, chi sono questi nuovi poveri?
Preciso che il nostro Osservatorio si occupa solo di italiani, quindi il quadro che posso fornire è relativo. In effetti c'è stato un progressivo aumento della povertà, delle persone che prima riuscivano a vivere e ora necessitano di aiuto.
Le cause sono principalmente due. Da un lato, l'aumento dei prezzi e delle utenze. Dall'altro, la perdita del lavoro, sia per motivi personali che per motivi indipendenti dalla persona, come la chiusura dell'azienda. Se la persona che perde il lavoro è sola, allora forse riesce a cavarsela. Ma se ha una famiglia, e il reddito che viene a mancare era l'unica entrata, la situazione è molto più grave. In casi del genere non ci vuole molto tempo per finire in strada, bastano cinque e sei mesi.
I soggetti più colpiti da questa crisi sono in particolare le donne sole con figli e le famiglie monoreddito.
I servizi pubblici come stanno gestendo la situazione?
I servizi pubblici sono in crisi e non riescono a fare fronte a quest'emergenza. Hanno una carenza sempre maggiore di risorse, mentre al contrario la domanda continua ad aumentare. Invece sarebbe necessario che, all'aumentare delle richieste, aumentassero anche le risorse.
A Bologna nell'ultimo periodo stiamo assistendo a un preoccupante aumento degli sfratti, addirittura anche delle case Acer (Azienda Casa Emilia-Romagna). C’è un aumento progressivo delle povertà. In ogni caso quelle che riporto sono nostre percezioni, perché noi non facciamo un lavoro statistico di raccolta ed elaborazione dati.
Se i servizi pubblici sono in crisi, il compito di far fronte al disagio ricade su associazionismo, volontariato, enti vari?
Noi cerchiamo il più possibile di fare rete. Rimangono tuttavia diversi buchi. Faccio un esempio. Di recente abbiamo aiutato una signora con due figli a evitare lo sfratto dell'Acer. Per farlo ci siamo uniti: noi, il Quartiere, il Servizio Minori e la parrocchia. Ci sono voluti quattro enti e in ogni caso siamo riusciti a bloccare lo sfratto solo temporaneamente.
C'è un aumento del divario tra i pochi che hanno un alto tenore di vita e i molti che si avvicinano sempre di più o già vivono in condizioni di povertà?
Sì, questa forbice sta effettivamente aumentando. Basti pensare che prima era impensabile parlare di lavoratori poveri, ora invece esistono. Questa è la vera nuova povertà. Recentemente abbiamo organizzato un seminario. Ha partecipato anche il professor Federico Bonadonna, il quale ha sottolineato come gli stessi operatori sociali percepiscono stipendi di 800 euro mensili, insufficienti a coprire tutte le spese. E’ paradossale che chi cura questo disagio lo subisca egli stesso.
Da noi arrivano persone con pacchi di bollette che non riescono a pagare. E’ proprio quella classe sociale intermedia a non farcela più.
Le persone che si trovano in condizione di povertà faticano a soddisfare i beni primari. Ciò incide sulla loro possibilità di accedere a beni di ordine superiore (culturali, affettivi)?
Ovviamente. In particolare dove la situazione familiare è già fragile, l'ulteriore problema economico può far saltare la convivenza. Per non parlare di come incide sulla crescita personale, culturale e sociale delle persone. La negazione di queste possibilità incide pesantemente sul futuro dei più giovani.
Per analizzare da vicino i bisogni sociali del nostro territorio e garantire la reale efficacia delle proprie proposte in materia di servizi, il Partito Democratico ha creato il Forum Welfare.
Abbiamo intervistato Francesco Errani, referente per le Politiche Sociali del Forum, per meglio comprendere la funzione di una tale esperienza di politica partecipata.
di Nadia Luppi
Riguardo al fenomeno specifico delle "nuove povertà", quale importanza si conferisce, nel dibattito interno al Forum, ad aspetti come l'esclusione culturale e sociale?
Il fatto che all'interno del Forum stesso sia stato costituito uno specifico gruppo di lavoro tematico dal titolo "Inclusione sociale e Nuove Povertà" è sintomatico del nostro essere consapevoli della necessità di dover collegare il tema dell’esclusione alle nuove povertà. Inoltre, la presenza di esperti e rappresentanti delle principali realtà che da anni lavorano a Bologna su questi temi offre la possibilità di analizzare in profondità e da più prospettive queste problematiche ricercando soluzioni appropriate.
Dalle vostre indagini quali sono le fasce della popolazione locale più a rischio, e quali gli approcci di intervento più appropriati?
Posto che il Forum non è un istituto di ricerca, il nostro "osservatorio" ha ben presente la condizione di persone, uomini e donne, giovani e meno giovani, a rischio di esclusione per cause fisiche, psichiche o sociali. Quindi vediamo la maggiore facilità con cui migranti in difficoltà, disabili, detenuti, tossicodipendenti, donne che intendono uscire dal circuito della prostituzione, siano a rischio o già si trovino in situazioni di disagio sociale o povertà.
Il problema principale a cui dobbiamo rispondere è il rischio che quell'area di "invisibilità sociale" che racchiude situazioni di difficoltà socio-economiche si espanda. E’ proprio in casi come questi che la mancanza di tutela rischia di portare le persone a essere escluse o ad autoescludersi.
Riteniamo, infine, che questo fenomeno coinvolga maggiormente gli uomini e le donne che non dispongono di servizi capaci di fornire loro quelle garanzie indispensabili a costruire un progetto di vita dignitoso, soprattutto se l'origine culturale, l'età e il genere delle persone vengono ad essere elementi di discriminazione.
Quale deve essere la risposta della politica a queste dinamiche?
Noi del Forum riteniamo che in una situazione così complessa e difficile, sia importante proporre un'alternativa per una società aperta e libera, costruendo sedi di confronto in funzione di una innovazione programmatica.
L'idea di sviluppo deve riportare al centro le persone, la comunità come fondamento della nostra società: solo così si potrà garantire, soprattutto a chi versa in condizioni di difficoltà, di accedere alle opportunità e alle informazioni necessarie a costruire un progetto di vita dignitoso.
Rispondere efficacemente alle nuove domande di Welfare significa partire dal presupposto che le persone sono una risorsa da non "spezzettare" a seconda del bisogno, e che i servizi devono essere predisposti ad una presa in carico complessiva del soggetto, dal punto di vista sociale e sanitario, lavorativo e formativo, ecc.).
Per informazioni ed iscrizioni al Forum Welfare e ai relativi gruppi di lavoro:
tel. 051/419.81.11
e-mail: forumwelfare@pdbologna.org
www.pdbologna.org/Forum/Welfare
Bibliografia
Giovanni Nervo, Il fenomeno della povertà. Aspetti etico-valoriali, Padova, Edizioni Messaggero, 2008.
Saraceno C. (A cura di), Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale 1997/2001, Roma,
Carocci, 2002.
AA. VV., Povertà e vulnerabilità sociale: un percorso di ricerca, in Studi Zancan-Politiche e Servizi alle Persone n. 3/2005.
Camarlinghi R. (a cura di), Lavorare con la marginalità estrema. Come cambiano gli attori, le storie, i servizi. Intervista a Federico Bonadonna, in Animazione Sociale n. 1/2006.
Regione Emilia Romagna, La povertà e l’esclusione sociale in Emilia Romagna. Lettura dei piani sociali di zona, Bologna 2006.
Corbisiero F., Le trame della povertà. L'esperienza del reddito minimo di inserimento nei reticoli d’impoverimento sociale, Milano, Franco Angeli, 2005.
Dal Lago A., Non persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli, 2004.
Siza R., Precarietà della vita e povertà transitorie, in Animazione Sociale n. 2/2004.
Sitografia
A Bologna chi lavora con...
www.piazzagrande.it/
www.operapadremarella.it/indice.htm
www.bologna.chiesacattolica.it/caritas/
In italia chi lavora con...
www.cnca.it/
Per conoscere...
www.fondazionezancan.it/
www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/poverta.htm
Si forniscono di seguito i link (in formato pdf) alla rassegna stampa che è stata effettuata nel corso del 2008 e che è stata divisa per aree tematiche. Olte a una rassegna stampa di articoli di giornali, sono state monitorate le statistiche, le poliche sociali, le esperienze territoriali e di volontariato.
Rassegna stampa – Marzo/Ottobre 2008
Statistiche – I numeri e le caratteristiche dei nuovi poveri
Inchieste – La situazione in contesti specifici (territoriali o tipologici)
Politiche – Cosa propone la amministrazione, la politica, il volontariato
Quotidianità – Esperienze emblematiche